Con la partecipazione della più celebre coppia di Hollywood in veste di mascotte.

giovedì 28 novembre 2013

Previdenza sostitutiva

Un nuovo racconto per voi! Un horror-grottesco, ambientato a scuola! Cosa accadrebbe se uno stato sull'orlo del baratro finanziario, ormai impossibilitato a sostenere qualsiasi tipo di welfare, si ritrovasse in possesso di una scoperta scientifica sensazionale e diabolica allo stesso tempo? Scopriamolo insieme e buon divertimento... Si fa per dire!




Gianluca Gemelli
PREVIDENZA SOSTITUTIVA


– Professore, – gli annunciò la bidella dal basso, – ci sono due genitori.
– Hm-hm, – grugnì il vecchio, scendendo le scale, stringendo libri e registro sotto il braccio. Raggiunto il pianerottolo, si avviò lentamente verso la biblioteca, dove abitualmente i docenti ricevevano i genitori. Davanti alla porta aperta c’era ad aspettarlo un uomo, e poco più indietro una donna; entrambi gli sorrisero. Non li conosceva. Genitori di alunni di prima, evidentemente.
– Aspettava me? – chiese all’uomo.
– Il professor Garofalo?
– Sì. Venga.
In biblioteca trovò la Vignali già impegnata ad arringare una signora dall’aria piuttosto preoccupata. La collega evidentemente non aveva dovuto scendere due piani di scale, e si era accaparrata il tavolo grande, per cui lui dovette guidare il genitore che lo seguiva verso un gruppo di banchi in fondo alla sala, vicino alla finestra rotta, quella con la serranda perennemente abbassata. Lì, tra l’armadio delle antologie e quello delle carte geografiche, sistemò un paio di banchi e un paio di sedie per sé e per il padre dell’alunno ancora misterioso, in modo che si potessero guardare in faccia e che lui riuscisse a leggere i voti sul registro, nonostante la penombra.
– Lei è?
– Masala. Il papà di Alberto.
– Hm, – annuì il prof. – Quindi siamo in… Prima B. Vediamo un po’… Eccolo qui. Sì. Ce l’ho presente. Mi sembra un alunno in gamba. Al test d’ingresso ha preso 63 su 85, e al primo compito in classe ha preso 7 e mezzo. Mi sembra che segua con interesse…
Il padre annuiva, e lui, mentre parlava, lo scrutava, attento a ogni reazione. No. Tutto normale.  L’uomo non sembrava notare nulla di strano. Meglio così. Non vi erano problemi particolari, scolasticamente parlando, per cui il colloquio durò appena 5 minuti, e il signor Masala se ne andò soddisfatto.
Uscito il signor Masala, entrò la mamma di Annalisa Cerulli, anche lei di prima B, e lui le parlò del test d’ingresso e del primo compito in classe, che non erano soddisfacenti, ma anche del fatto che la ragazza stava migliorando, come dimostrava la recente interrogazione alla lavagna, in cui aveva preso 6 e mezzo.
A un certo punto, mentre lui continuava, la signora Cerulli prese a fissarlo insistentemente, e poco a poco sbiancò. Ecco, lei se n’è accorta, pensò il prof. Quanto gli scocciava far questo effetto alla gente! Disgusto. No, terrore: la mamma di Annalisa era spaventata a morte. Lo percepiva chiaramente. A un certo punto temette che da un momento all’altro si sarebbe alzata e sarebbe fuggita urlando. Una cosa simile non l’avrebbe sopportata. Per fortuna dopo qualche minuto la signora si calmò, e quando il colloquio si concluse, si alzò e si avviò verso la porta a passo svelto. C’era da scommettere che fosse un po’ scossa, ma anche sollevata per il fatto di potersi finalmente allontanare da lui. Chissà se aveva davvero ascoltato quel che le aveva detto. Chissà se l’avrebbe rivista.
Raccolse libri e registri e si alzò. Nel frattempo la Vignali se n’era andata, e al suo posto, al tavolo grande, sedeva ora Episcopo, il collega di filosofia della terza C. Gli si avvicinò e lo salutò:
– Ciao, Oreste!
– Oh, ciao, Nino, come va? – rispose l’altro. Era tutto intento a compilare un qualche modulo.
– Insomma…
Episcopo posò la penna, si tolse gli occhiali e alzò lo sguardo.
– Cosa c’è?
– Mah! È che da un po’ di tempo… La gente normale…
– Gli fai schifo?
– Sì, sì, ma non solo quello. Questa qui era proprio terrorizzata, e io…
– Paura? Sì, è normale anche questo. Gli alunni dopo un po’ si abituano… Purtroppo! Eh, eh, eh… Ma i genitori… Beh, è normale che all’inizio qualcuno un po’ si spaventi.
– Sì, lo so, me lo hanno detto… Ma io non riesco a rassegnarmi!
– Comunque, prima o poi doveva succedere. Quanti anni sono…?
– Che aderisco alla Previdenza Sostitutiva? Dunque, fanno… quarantacinque. No, quarantasei.
– Non c’è male. Non c’è male.
– E tu? Da quanti anni?
– Oh, io di più! Io faccio parte del primo scaglione. Per me fu una scelta obbligata. O il siero, o morire di fame.
– Beh, anche per me c’era poco da scegliere. O quello, o un assegno insignificante.
– Per me l’assegno non esisteva proprio! Non c’era possibilità di pagarci una pensione all’epoca. È proprio grazie a noi del primo scaglione che pian piano si è potuto rimettere in piedi un sistema previdenziale. Oggi la gente può addirittura scegliere tra la previdenza tradizionale e quella sostitutiva. E molti scelgono liberamente la previdenza sostitutiva, al punto che pochissime domande possono essere accolte.
– Lo so, lo so. L’eternità è un buon argomento a favore.
– Già, una vita virtualmente eterna…
– In cambio di non smettere mai di lavorare! – completò Garofalo. – Bella fregatura! Lavorare per sempre! Come fanno a sceglierlo? Se sapessero…
– Eppure rimane ancora un’idea allettante, anche se oggi la gente può avere una pensione decente, diversamente da quel che toccava a noi. Ma chi non vorrebbe vivere in eterno? Tu quanti anni hai? Centodieci?
– Centotredici. Ne avevo sessantasei quando iniziarono a somministrarmi il siero.
– Beh, io ne ho centotrentacinque, ed eccomi qui, ancora alle prese con Socrate e Aristotele.
– Ma puzzi. E hai la pelle che sembra di cuoio. E ti trascini a fatica.
– Ho detto che ho centotrentacinque anni! Che ti aspettavi? E poi non si può parlare di puzza! Di un odore particolare, questo sì, però non tutti lo sentono. Ed è vero che non abbiamo un bell’aspetto, e che man mano i movimenti diventano sempre più rigidi, ma…
– E la gente quando ti vede vorrebbe gridare e scappare, ma non lo fa, perché… perché…
– Perché spera di diventare come noi!
Il professor Garofalo tacque. Il suo collega più anziano riprese:
– Siamo parecchi, quasi il dieci per cento degli impiegati pubblici. La gente ci conosce bene, ormai, e ci invidia.
– Perché non sanno! Loro non lo sanno che significa lavorare… per sempre!
– Virtualmente. Se uno smette di prendere il siero, muore in pochi giorni. E prima o poi, chissà quando, è probabile che il siero smetta di fare effetto: io ormai devo prenderlo ogni settimana.
– Ogni settimana? – si stupì l’amico.
– Sì, – confermò tristemente Episcopo. – Per non parlare delle cure mediche. Quest’estate ho avuto un problema a un dente, e lo sai il dentista che ha fatto?
– Ti ha somministrato un’altra bella dose di siero.
– Sì, localmente, – confermò il collega, mimando il gesto di fare un’iniezione sulla gengiva. – Ormai per loro non sono più un essere umano, ma un reperto anatomico imbalsamato. Da conservare. Non più da curare.
– È quel che mi sento anch’io, ed è una cosa che mi fa girare le palle. Oltre all’idea di dover insegnare per sempre il quadrato del binomio. Perché? Cosa vuole la scuola da me? Posso davvero fare ancora qualcosa di buono? Sono meglio io di uno di quei poveracci di precari? Come si fa a crederlo? Saranno quarant’anni che non faccio un corso di aggiornamento!
– L’alternativa è questa! – sorrise Episcopo, porgendogli il modulo che stava compilando.
– Richiesta di congedo? – lesse Garofalo. – Vuoi davvero andare in pensione?
– Sì. Beh… Ci sto pensando.
– Ma se lo fai ti sospenderanno il siero, e morirai subito!
– Beh, sarebbe pure ora, non credi? Vedi, tu ti lamenti, e hai ragione, ma pensa a me che vivo da solo. Tu almeno hai ancora tua moglie. Anche lei è come noi, no?
– Sì, ed è una bella fortuna.
– Beh, io mia moglie l’ho persa cinquant’anni fa. I figli mi sono morti, come a te. Nipoti purtroppo non ne ho avuti. Sono rimasto solo. Il mio appartamento è decrepito come me. Da anni non ho più neanche il gatto. Mi fanno tristezza. E poi non si lasciano più accarezzare da me: scappano.
– Oreste… Mi dispiace!
– Per il gatto? Quisquilie. Ma la nostra è una vita da zombi, Nino, lo sai.
– Ma uno zombi, uno come me e come te, è giusto che stia in cattedra? È questo il punto.
– Ai ragazzini non importa… Anzi, loro si divertono, specie ad Halloween! È per me che è dura, mica per loro. Allora io faccio così: ogni tanto mi siedo e compilo questo modulo. E poi lo strappo. Non ho il coraggio di morire… Ma un giorno di questi mando tutti affanculo e lo consegno in segreteria. Sì, prima o poi lo farò.
– Spero di no!
– Io spero di sì, invece. Chi mi trattiene?
– Che devo dire? È vero che per certi versi la vita, nelle nostre condizioni è uno schifo, ma…
 – Nelle nostre condizioni? Nostre? No, Nino, tu ti devi solo abituare. Tu sei ancora giovane… Eh, eh, eh!
– Spiritoso!
– Spiritoso? Io? A te è già capitato di avere in classe figli e nipoti dei tuoi vecchi studenti?
– Certo che mi è capitato: insegno in questa scuola da sessant’anni!
– Beh, a me è capitato di avere i bis-nipoti. Sissignore: ho insegnato ai loro nonni e ai loro bisnonni!
– Accidenti…
– Tu, quante riforme hai fatto?
– Eh?
– Quante riforme della scuola ti ricordi?
– Beh… Non lo so… Vediamo un po’… Tassile, Virli… Cimini…
– Io mi ricordo anche la riforma Gelmini e la riforma Moratti. Che te ne pare?
– Beh, tu sì che sei un vero pilastro di questa scuola!
– Un pilastro, sì… Un po’ marcio, magari… – sorrise Episcopo. Poi riprese in mano il modulo e lo rilesse, pensoso.
– Che intenzioni hai con quello? – chiese Garofalo, preoccupato.
Il collega strappò il foglio, lentamente. L’altro sospirò, sollevato.
– Forse questo è il nostro destino, – mormorò Oreste Episcopo. – Forse non possiamo sfuggire. Forse non abbiamo fatto un patto con lo stato, ma col diavolo. Noi gli abbiamo chiesto la vita eterna, e lui ce l’ha data. Solo che in cambio ci ha trasformato in creature infernali.
Il suono della campanella pose fine alle loro riflessioni.
– Devo andare in classe! – disse Episcopo.
– Anch’io, – rispose tristemente Garofalo.

9 commenti:

  1. Beh, che dire? È STRE-PI-TO-SO - anche se a una precaria come me, fa torcere le budella! :-(
    Si può dare un voto a un Prof.? 9,5.

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  2. Ecco, davvero un horror coi fiocchi. Bellissimo!

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    1. Grazie! Benvenuta da queste parti! Spero che ritornerai spesso!

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  3. Graffiante ironico esilarante...in poche parole fantastico! Bravo prof

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  4. Grazie! Ben approdata tra i miei scaffali!

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  5. Brividi. La cosa più angosciante è pensare a quanto sia realistica l'idea che lavoreremo per tutta la vita, nella speranza di una pensione che forse neanche ci spetta...
    Bella lettura :) arrivederci prof!

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  6. Ciao Prof., un saluto dal Grande Nord, dove abbiamo il dicembre piú mite da piú di 4 decenni :-(
    Leggendo il giornale, mi è venuto in mente questo tuo fantastico racconto, che tutto a un tratto non appare più così fantasioso... :-S
    http://www.repubblica.it/scuola/2013/12/24/news/brescia_ex_docenti_lavorano_gratis-74417791/?ref=HREC1-25
    Buon Anno Nuovo!

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  7. Grazie, buone feste anche a voi!

    Lo sapevo che prima o poi l'invasione degli zombi cominciava!

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