Con la partecipazione della più celebre coppia di Hollywood in veste di mascotte.

martedì 29 marzo 2016

Swinging London

Chi è immune al fascino della Swinging London, la Londra colorata e giovane degli anni 60? Io no. E voi?

Eccovi un mio nuovo racconto! Spero che vi divertirà e che vi inquieterà un pochino.




Gianluca Gemelli

SWINGING  LONDON


                                                                                                                         
Un ronzio sommesso, e il gruppo vide svanire le pareti ricoperte di quadrati di plastica bianca, e comparire al loro posto i muri grigi di un vicolo, e un cielo plumbeo lontano in alto.
− Bene, eccoci qua, − disse la giovane guida. Era bionda e si chiamava Sharon. Si era presentata al gruppo pochi minuti prima.  
− Ci siamo tutti? Fatemi contare: due, quattro, sei... sedici, diciassette... ventiquattro, venticinque e ventisei. Ok. Allora, statemi a sentire. Tra un momento usciremo dal vicolo a gruppi di due, tre... massimo quattro persone, mantenendo qualche metro di distanza tra un gruppo e l’altro. Il turismo di massa non è ancora un fenomeno così diffuso, in quest’epoca, ma naturalmente esistono da tempo viaggi di gruppo, pullman, pellegrinaggi e roba simile, per cui anche se restiamo tutti uniti non dovremmo dar troppo nell’occhio. Però di solito è meglio che il gruppo si muova un po’ sgranato. Controllate anche che il vostro orologio sia online, così, guardate... Ecco. Il nostro albergo è ad appena due chilometri da qui e conoscete la mappa del quartiere. Però, se ne avete bisogno, usate il comunicatore nascosto sotto il quadrante per chiamare me, oppure, in caso di emergenza, potete chiamare la centrale operativa...
Le ventisei persone che erano con lei annuirono in silenzio.
− State tranquilli. Non ci saranno problemi. È tutto studiato e collaudato, − disse ancora Sharon. − E poi gli abiti e il denaro che abbiamo sono perfettamente adatti all’epoca.
Si spolverò il cappottino con le mani e si sistemò la borsetta a tracolla.
− Ripassiamo il programma... Adesso avete un’ ora e mezza di tempo per girare liberamente e fare shopping. Poi appuntamento alle sedici in hotel. I bagagli personali sono già lì. Sistemazione in stanza, cena e poi trasferimento al Palladium per vedere i Beatles... Niente video o fotografie.
Alzò lo sguardo e sorrise:
− Ovviamente, non tirate mai fuori smartphone e roba simile!
A questa battuta anche chi era nervoso e preoccupato sorrise e ridacchiò.
− Almeno fin quando non siete in camera, − continuò la guida, sempre sorridendo. − L’hotel è sicuro: lì tutto il personale fa parte della nostra organizzazione. Ma fuori fate attenzione anche a quel che dite. Torbay Street è molto trafficata: ci si trova di tutto, un sacco di cose e persone interessanti, ma è facile anche che qualcuno ascolti quello che dite, quindi occhio. Bene, si incomincia. Seguitemi.
Sharon si batté nuovamente la mano sulle falde del cappottino e si avviò all’uscita del vicolo.
− Strano, però... − mormorò guardando il cielo scuro. − In questa tappa c’è sempre il sole, e un bel cielo blu... Stavolta, invece...
La ragazza sbucò su Torbay Street in compagnia di una coppia di anziani, i coniugi Andrews, e immediatamente svoltò l’angolo con l’abituale naturalezza. Ma dopo pochi passi rallentò, si fermò, e si guardò intorno.
Quella non era la Torbay Street che conosceva. Si aspettava una strada movimentata e trafficata, giustamente inserita tra le tappe del tour Swinging London. E invece stavolta era perfettamente deserta, sporca e desolata, animata solo da un soffio di vento, che faceva svolazzare le cartacce e rotolare una bottiglia. In terra: spazzatura, pietre e cocci di vetro. Al posto dei colorati negozietti, una fila di saracinesche abbassate e portoni sbarrati.  Al posto dell’allegro sole primaverile, uno spesso strato di nubi minacciose.
− Che diavolo succede? − chiese sottovoce Mr. Andrews. −  Dov’è tutta la gente? E cos'è questa strana puzza?
− Non capisco, − rispose Sharon. − Di solito non è così. Non dovrebbe per niente essere così!
Nel frattempo anche il resto del gruppo era uscito dal vicolo, e vagava perplesso per la strada deserta.
− Signorina... Ci dev’essere stato un errore... Signorina... − Mr. Andrews  cercava di attirare di nuovo l’attenzione della guida, ma Sharon lo zittì con un cenno, e avanzò lentamente verso l’edicola vicino all’incrocio tra Torbay Street e St. Francis Street.
Tutte le volte si fermava proprio lì, per dare un’occhiata divertita alla prima pagina dei quotidiani esposti. Era diventata una sua abitudine e non provava davvero l’euforia del viaggiatore del tempo se non lo faceva. Doveva sbirciare la data sull’edizione del Daily Express esposta nell’edicola, lì nella prima tappa del tour. La data, ovviamente, era sempre il 29 marzo 1963, e sempre la stessa, a parte minime variazioni casuali nell’impaginazione o nel lettering, era pure la prima pagina:
Minister plans new infrastructures investment fund, Ted Dexter quits the national team e Linn Beverly to undergo brain surgery.
Ormai la conosceva a memoria, anche se non si era mai preoccupata di studiare chi fossero Ted Dexter e Linn Beverly.
Mentre si avvicinava al chiosco dell’edicola, chiuso anche quello, come tutto in quella spettrale versione di Torbay Street, Sharon lasciò da parte ogni prudenza, fece scattare il quadrante dell’orologio che nascondeva il suo comunicatore e lesse la data. Il display luminoso, ignaro dell’incomprensibile squallore che circondava ogni cosa, indicava tranquillamente: 29 marzo 1963, come al solito. Però sotto la grata di ferro dell’espositore dell’edicola non c’era la prima pagina del 29 marzo, che ormai ben conosceva. I titoli a caratteri cubitali erano molto diversi dal solito:
London to be evacuated tomorrow, Over 4 million killed in Washington bombing, President Kennedy says US will never surrender.
Il giornale era un po’ ingiallito, e nell’angolino in alto a destra c’era scritto 21 marzo 1963.
Sharon si sentì le ginocchia deboli e l’affanno. Si guardò intorno, poi in alto... Quelle nuvole, lassù, illuminate da lampi rossastri dal basso... Non erano nuvole normali, ma nuvole di fumo ribollenti. Restò imbambolata a fissarle.
− Guardate! Guardate!
Il signor Andrews era andato in mezzo all’incrocio e indicava qualcosa. Da lì si vedeva la carcassa bruciacchiata di un’auto, un tipico taxi nero, conficcata nell’asfalto come se vi fosse precipitata dall’alto. E in fondo a St. Francis Street, l’enorme edificio della Brown’s House era ridotto a un cumulo di macerie, e in parte stava ancora bruciando. Dietro, in lontananza, enormi colonne di fumo si innalzavano fino a unirsi alla cortina scura del cielo. 
− Ma che diavolo sta succedendo?
− Oh, mio Dio!
− Che ne sarà di noi?
I turisti del suo gruppo erano ormai nel panico, per cui Sharon decise di farsi forza e prendere in mano la situazione.
− Signori! Coraggio, torniamo tutti nel vicolo. C’è stato un problema, evidentemente. Dobbiamo subito contattare la centrale operativa. Forza, venite, andiamo. Stiamo uniti! Non serve più star divisi in gruppetti! Avanti, venite con me! Stiamo uniti!
Nel vicolo qualcuno piagnucolava. La signora Andrews si era seduta sul marciapiede scheggiato e si tirava i capelli grigi come in preda a una crisi isterica. Il marito cercava di consolarla:
− Coraggio, cara, non c’è da preoccuparsi, ci porteranno subito via di qui, vedrai!
− Certo che ci tireranno fuori da questo guaio! − disse Sharon in tono rassicurante.
Scoprì di nuovo il comunicatore e pigiò il centro del display per chiamare il centro operativo.
− Saremo a casa in un baleno, vedrete, − disse sorridendo. Ma al signor Andrews non sfuggì che aveva la fronte sudata.
London travels on site and on time, centro operativo, − disse una voce. Tutti sorrisero. Sharon rispose:
− Tom! Tom! Mi senti?
− Chi parla?
− Sono Sharon, Swinging London on site and on time tour, ottavo ciclo, numero due.
− Sharon?
− Sì, sono io. È un’emergenza!
− Emergenza? Che emergenza?
− Siamo qui alla prima tappa, incrocio tra Torbay Street e St. Francis Street. Hai presente?
− Certo che ho presente. Ma cosa...
− Qualcosa è andato storto, Tom. Bisogna abortire il viaggio, devi riportarci tutti a casa! Invece della solita strada piena di vita, abbiamo trovato tutto distrutto e abbandonato! Tom, c’è la terza guerra mondiale, qui! Riportaci subito nel ventiduesimo secolo!
− La terza guerra mondiale, dici?
− Sì! E devi farci subito uscire di qui!
− Aspetta un minuto...
− Cosa fai?
− Intanto chiamo Mr. Lee. Penso che sia meglio che se ne occupi lui... E poi sto cercando gli archivi del vostro trasferimento... Ah, eccolo qui!
− Che succede?
− Niente, niente. Sto solo vedendo una cosa... Sì, in effetti... I sensori hanno registrato un piccolo sbalzo... Potrebbe essere legato alla cosa che vi è successa...
− Non me ne importa niente! Riportaci subito a casa! Cazzo, Tom, in questa versione del 1963 Londra è stata evacuata, e forse sta per essere distrutta da un bombardamento atomico!
− Ho chiamato Mr. Lee, e...
− Che cosa c’entra Mr. Lee? È un’emergenza, ti dico! Richiamaci subito indietro!
− Ma Sharon...
− Insomma, cosa c’è?
− Non posso richiamarvi indietro.
− Come sarebbe? E perché?
− Tutti gli slot sono occupati!
− Come fanno ad essere occupati? Noi siamo ancora qui! Non siamo ancora tornati! Mi sbaglio, forse?
− Beh, in realtà, sì...
− Cosa?
− Sharon, l’ottavo ciclo, viaggio numero due, è... è già rientrato. Tutto regolare. È andato tutto bene.
− Che significa: è andato tutto bene? Ma se noi siamo ancora qui!
− Sì, ma... Vedi, Sharon... Evidentemente c’è stato uno sdoppiamento...
− Cosa?
− Tutti i viaggi che organizziamo... Noi spediamo la gente in uno degli infiniti 1963 possibili, lo sai, no? E sono tutti vicini tra loro, uguali o quasi uguali, a parte qualche minima differenza.
− Lo so benissimo questo! Però stavolta qualcosa è andato storto! Sono finita in un 1963 molto lontano dal nostro!
− Sharon, il nostro algoritmo è stabile, e impedisce ai viaggiatori di andare lontano dal bersaglio. È una cosa impossibile.
− E allora come lo spieghi il fatto che io invece sono qui, eh?
− Per qualche strano motivo è successa una cosa molto rara: uno sdoppiamento. Il tuo gruppo è arrivato a destinazione regolarmente, in una versione del 1963 vicina al bersaglio, come al solito. Ma contemporaneamente una versione alternativa del gruppo è andata a finire in un 1963 molto diverso...
− E allora? Mi vuoi lasciare qui?
− No, ma vedi, il fatto è che il vostro gruppo, quello che è finito sul bersaglio giusto, intendo, ha completato il tour senza problemi, ed è rientrato regolarmente a casa... Anche tu!
Sharon era ammutolita. Lacrime e sudore le rigavano il viso.
− Per questo gli slot per il viaggio di ritorno risultano già utilizzati. Anche volendo... Non esiste una procedura di rientro alternativa in queste condizioni. Mi dispiace.
− Tom! − Sharon aveva abbandonato ogni volontà di apparire rassicurante agli occhi dei turisti del suo gruppo, e ormai singhiozzava senza freni.
− Tom! Non mi abbandonare! Ti prego! Non mi lasciare qui!
− Mi spiace, piccola, − rispose l’uomo dopo una breve pausa. − Non c’è proprio nulla che io possa fare per voi. In fondo appartenete a una diversa linea temporale. Per quanto mi riguarda, tu probabilmente sei in uno degli uffici accanto.
− Io non sono nell’ufficio accanto! Sono nel 1963 e ho paura! Qui tutto quanto fa schifo! Tom! Tom! Il comunicatore si sta scaricando... Questa chiamata ha consumato quasi tutta l’energia dei comunicatori, per cui tra poco non potrai sentirmi più!
− Lo so, piccola. Mi dispiace. Posso solo dirti che mi dispiace.

6 commenti:

  1. La fantascienza non è il mio forte,ma il racconto è scritto bene...OK...

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  2. A un certo punto ho pensato che un gruppo di londinesi del 1962 in fuga si fosse rifugiato nel futuro a danno dei turisti...
    Bel racconto e bentornato.

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    1. Bell'idea, lo scambio. Da sfruttare in un'altra situazione. God save the (Mira) Queen

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    2. Il racconto è molto carino, solo una svista: il Cavern Club non sta a Londra, ma a Liverpool.

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    3. Ciao! Benvenuto! Se è per questo nella nostra Londra non c'è né Torbay Street né St. Francis Street né esiste qualcosa chiamato Brown's House! :D

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    4. Per Tamcra: comunque, grazie alla tua precisazione, ho deciso di fare qualche lieve modifica per rendere il racconto un po' più realistico, quindi ho sostituito il Cavern con il Palladium (questo a Londra c'è, anzi ce n'é più di uno) e ho spostato la data più avanti di un anno, dando maggior importanza, ai fini del realismo, alla presenza dei Beatles a Londra che non alla crisi di Cuba :)

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