Con la partecipazione della più celebre coppia di Hollywood in veste di mascotte.

sabato 8 settembre 2012

Alien Spread


La finanza mondiale vacilla sull'orlo del baratro e una grave crisi economica minaccia il pianeta. Ma, inaspettata, giunge dallo spazio una soluzione: gli alieni si rivelano e, tramite la Banca Interplanetaria, iniziano ad acquistare il debito pubblico terrestre. Ma... e se fosse tutto un trucco per conquistare la Terra? Riusciranno Pierbernardo Catini, Pierluigi Bressani e il commendator Silvio Bernasconi a improvvisarsi uomini d'azione, smascherare il complotto alieno e salvare l'Italia e il mondo intero?  
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ALIEN SPREAD


-1-

– Ha chiesto di parlare, per il Gruppo Misto, l’onorevole Calandra. Ne ha facoltà.
– Grazie, signor Presidente.  
L’onorevole, autorevolissimo – nonché unico – esponente eletto nelle file di Iniziativa Popolare, si schiarì la voce e spostò leggermente il microfono facendolo fischiare. L’onorevole Gianfranco Finzi, Presidente della Camera dei Deputati, ansioso di rispettare i tempi previsti dall’agenda dei lavori parlamentari, gli lanciò uno sguardo nervoso. Calandra gli rivolse allora un breve sorriso e annuì. Ma invece di iniziare a parlare fece ancora un po’ di melina: prima fece frusciare lungamente i fogli, come alla ricerca di una migliore coesione e rigidità all’interno dello scartafascio che aveva in mano, poi tornò a schiarirsi la voce. Finalmente cominciò il suo intervento.
– Signor presidente, signori deputati. Sarò breve.
Finzi alzò gli occhi verso il soffitto della camera, come a dire: fosse vero!
– Signor presidente, come già ebbi modo di rilevare in un mio intervento davanti a questa assemblea, durante la scorsa legislatura...
– A ridaije... – mormorò l’onorevole Passucci al suo vicino – Eccone un altro che sa sempre tutto prima, e ha sempre detto tutto prima degli altri...
– Ci ha la palla di vetro! – ridacchiò di rimando l’onorevole Lo Jacono.
– ... e misi anche in evidenza in quella sede...
– Zitti, zitti, stiamolo a sentire, che magari ci dà i numeri al Lotto! – scherzò dietro di loro l’onorevole Pierbernardo Catini, capogruppo dell’UdC. Poi si accorse dell’occhiataccia che gli rivolgeva il presidente Finzi, e indicò i colleghi davanti come a dire: io non c’entro, stavo solo dicendo a loro di star zitti.
L’intervento dell’onorevole Calandra, tutt’altro che breve, proseguiva, ma la maggior parte dei deputati lo ascoltava solo distrattamente: i giochi erano fatti e l’esito dell’ennesimo provvedimento “salva Italia” era scontato.
– ... e il problema di un’economia basata sulla finanza e di una finanza basata sul debito, è legato alla continua scommessa sulla crescita, che, in un paese in cui da vent’anni non c’è crescita demografica, è una scommessa che non poteva essere vinta, neanche con il tanto invocato aiuto della Cina pre-crisi. Ma anziché uscire dal circolo vizioso che vede nell’ordine: lo stato finanziarsi col debito; la BCE intervenire acquistando titoli di stato, finanziandosi a sua volta con l’emissione di obbligazioni; il Fondo Monetario Internazionale a sua volta indebitarsi per...
– Onorevole Calandra, se vuol concludere... – si inserì Finzi.
– Ho finito, ho finito. Concludendo, signor presidente, come dicevo, io e il mio gruppo a suo tempo avevamo stigmatizzato il ricorso all’indebitamento presso la Banca Centrale e al finanziamento di quest’ultima presso il Fondo Monetario Internazionale. Se il governo ci avesse dato retta allora, e avesse perseguito una seria politica di riduzione del debito, adesso non ci troveremmo in una situazione tale da doverci affidare, con mani e piedi legati, agli alieni. Per cui, ovviamente, annunciamo un voto negativo.
– Grazie, grazie... Ha chiesto la parola l’onorevole Bressani. Ne ha facoltà.
Pierluigi Bressani, segretario del PD, si alzò in piedi:
– Grazie, signor presidente. Io naturalmente non condivido le preoccupazioni e i giudizi... anche un po’ razzisti, se vogliamo... del collega dell’opposizione, riguardo all’operazione finanziaria che ci accingiamo ad approvare. Si tratta di un’operazione che, ricordiamolo, è la prima in assoluto per il nostro paese a coinvolgere soggetti politici e finanziari extraterrestri, cosa che io non vedo affatto come un elemento negativo, ma semmai come un elemento di progresso, stante la comunanza di valori e di interessi economici con gli spaziali. È una situazione strana? È una situazione nuova? Non lo nego. Se, prima che fosse scoppiato lo scandalo dei fondi neri destinati alla SHADO, poco più di un anno fa, qualcuno mi avesse detto che esisteva una razza di alieni che da anni tentava di avviare rapporti commerciali con noi, lo avrei preso per matto. C’è voluta la crisi finanziaria mondiale per far venire a galla le reali motivazioni che hanno portato alla realizzazione del traforo del Gran Sasso, e l’enorme spreco di risorse pubbliche segretamente destinate a combattere la presunta minaccia aliena. E io credo che tutti debbano dar atto al governo Morti di aver contribuito in modo importante al difficile percorso che le nazioni della Terra hanno fatto in questi mesi per liberarsi dall’incredulità, dal pregiudizio e dalla paura.
Un mormorio di approvazione percorse i banchi della maggioranza trasversale che sosteneva il secondo governo Morti. Bressani continuò:
– Checché se ne dica, abbiamo ottenuto grossi risultati. Innanzitutto la dismissione delle strutture internazionali di SHADO, l’organizzazione segreta che combatteva gli alieni, ha restituito risorse ingenti anche al nostro paese, consentendoci così di immettere la necessaria liquidità nel sistema bancario per salvarlo da un collasso che sarebbe stato disastroso. Ma non basta: noi italiani, anche se non siamo stati i primi, non abbiamo tardato a intravedere le enormi possibilità che la collaborazione con gli alieni può offrire, e se ora sta per nascere la Banca Interplanetaria lo si deve almeno in parte alla nostra iniziativa e alla nostra mediazione. Se i collaborativi alieni sono ben disposti a investire sulla Terra, e in particolare ad acquistare obbligazioni del nostro debito pubblico, perché dovremmo chiuder loro la porta in faccia? Non dimentichiamo che una cricca di militari ottusi li ha combattuti per anni, tenendoci all’oscuro di tutto. Se come risarcimento gli extraterrestri ci chiedono solo di poter commerciare con noi, portandoci in dote gli enormi capitali di cui dispongono, perché dovremmo rinunciare alle incredibili opportunità che ci offre l’espansione dell’economia e della finanza a livello interplanetario? Nuovi mercati e nuovo sviluppo, e la fine della crisi del debito, questo ci prospetta la creazione della Banca Interplanetaria. E se al finanziamento di questa iniziativa gli alieni contribuiranno con una cifra... astronomica, eh, eh... scusate il gioco di parole...
Bressani ridacchiò, ma vide che nessun altro lo seguiva, nell’aula ci furono appena un paio di sorrisini, per cui si schiarì la voce e concluse:  
– Pertanto ringraziamo il governo per il lavoro fatto e confermiamo il voto positivo al provvedimento.
Qualche applauso sonnolento accolse la conclusione dell’intervento.
– Grazie. Diamo ora il via alle operazioni di voto... – disse Finzi.
– E anche questa è fatta, – mormorò Catini. – Dovrei andare a congratularmi con l’amico Bressani, ma dovrei fare la fila, a quanto pare.
Molti deputati si affollavano attorno al segretario del PD, gli altri si erano avviati verso l’uscita. Tutti formavano un vero muro umano. Sembrava di essere in un centro commerciale di sabato pomeriggio. 
– Lascia stare, tanto vi incontrate tutti stasera a cena a Palazzo Chigi, no? – disse Lo Jacono.
– Sì, è vero. Ci sarà l’ABC.
– Che?
– L’ABC. Noi tre: Alvaro, Bressani e me. Non servono grosse delegazioni politiche: dobbiamo solo dare il viatico a Morti per il vertice europeo di dopodomani.

Non fu così facile per l’onorevole Pierbernardo Catini raggiungere Palazzo Chigi quella sera: per il pomeriggio i No Global e la Lega Terrestre avevano organizzato una manifestazione congiunta che di fatto bloccava tutte le vie di accesso. Avvicinarsi era impossibile, per cui dovette attendere pazientemente lo scioglimento della manifestazione. Restò in auto per quasi due ore, cercando invano di raggiungere telefonicamente prima Dario Morti, poi Angelino Alvaro e Pierluigi Bressani. Niente da fare: avevano tutti il telefono occupato. Catini per disperazione stava quasi per telefonare a Fausto Bertinacci, che da un mese cercava invano di farsi richiamare da lui, quando finalmente i poliziotti gli diedero il via libera e lui poté entrare a Palazzo Chigi da un ingresso secondario. Fece le scale quasi di corsa, preoccupato per il fatto di essere in grave ritardo e di dover entrare a vertice già iniziato. Invece la signora Pasini, la segretaria di Morti, gli disse:
– È il primo ad arrivare, non c’è ancora nessuno in sala riunioni.
– Ah, no? Ma... E il...
– Il vertice è stato posticipato di tre ore, non lo sapeva?
– Eh? Sì, certo che lo sapevo. È solo che a me piace arrivare un po’ in anticipo, alle volte... Per... ehm... Per studiare le carte. E comunque quanto anticipo mi è rimasto?
– Circa tre quarti d’ora.
– Benissimo. Posso entrare, intanto? Aspetterei volentieri dentro.
– Prego, – disse la donna con una smorfia, e premette un bottone sul bordo della sua scrivania. La serratura della sala scattò e Catini entrò, ringhiando sotto il sorriso di facciata.
Maledizione! Ancora una volta si erano dimenticati di lui! Non gli andava per niente a genio questo fatto di essere sempre l’ultimo a sapere le cose. Con il suo sostegno fermo e leale al governo Morti, pensava di aver diritto a una maggiore considerazione all’interno della maggioranza. Sbuffando si accomodò su una delle poltrone di pelle: scelse quella in posizione centrale. Incrociò le gambe e attese.
Il primo ad arrivare fu Bressani:
– Pierbernerdo carissimo... Non dirmi che sei qui da tre ore?
– Io? Figurati! Sono appena arrivato.
– Ah, bene, bene. Pensa che io invece ho rischiato appunto di arrivare con tre ore di anticipo: qualcuno si era dimenticato di avvertirmi che avevano posticipato il vertice, e meno male che ho pensato di telefonare in segreteria per chiedere se Morti era già arrivato. Così la signora Pasini me l’ha detto: “Guardi, onorevole, che il vertice è stato posticipato di tre ore, per permettere di partecipare anche ai ministri Fornetto e Torinesi.
Catini sorrise appena.
– Morti e Alvaro saranno qui a minuti, – concluse Bressani, accomodandosi anche lui in poltrona.
Finalmente il presidente del consiglio fece il suo ingresso, accompagnato da Angelino Alvaro, dai due ministri e da un paio di sottosegretari.
– Bene, signori, accomodiamoci, – disse asetticamente. – Dobbiamo definire l’agenda del vertice di domani.
– Ecco, io... – cercò subito di intervenire Bressani, ma il presidente Morti riprese subito a parlare fittamente con i suoi ministri. Invano il segretario del PD e quello dell’UdC  tentarono a più riprese di intervenire.
– Ci risiamo, è il solito monologo, – commentò sottovoce Bressani.
– Che vuoi farci? Il vertice europeo è materia sua, – rispose Catini – Io poi mi accontento di essere qui, per me è importante anche la visibilità. Tu avrai altre occasioni per farti sentire.
– Macché. Sono settimane che non riesco quasi a parlare con lui.
– Ah, si? E Alvaro?
– Non credo che a lui butti molto meglio che a noi. Guardalo: non apre neanche bocca.
In effetti Angelino Alvaro ascoltava in silenzio, seduto impettito, l’espressione indifferente e lo sguardo perso nel vuoto.
– ... perciò farò presente al ministro spagnolo...
L’improvvisa pausa di Morti risvegliò l’interesse di Bressani e Catini: il presidente del consiglio si era inaspettatamente bloccato a metà frase, come se avesse avuto un importante ripensamento. Persino il gesto della sua mano si era interrotto, e il dito indice era rimasto a mezz’aria.
– Beh? – fece Bressani. Il suo sguardo incrociò quello di Catini, il quale alzò le spalle, prese coraggio e si rivolse al presidente Morti chiedendo:
– Che succede, presidente?
Nessuno rispose. Catini ebbe un brivido. Morti era rimasto come paralizzato, con la bocca semiaperta. E ministri e sottosegretari non sembravano essersene accorti. Anzi...
– Guarda! – disse Bressani. – Si sono bloccati anche loro!
In effetti l’intero tavolo di discussione era come congelato. Nessuno si muoveva. La ministra Fornetto era perfino rimasta come cristallizzata nell’atto di grattarsi un lato del naso.
– Angelino? – chiamò Catini. Ma l’onorevole Alvaro era ancora immobile con lo sguardo fisso, come poco prima. Catini si azzardò a passargli una mano davanti agli occhi. Non ottenne nessuna reazione. Stupito, spaventato, ma anche un po’ divertito, si rivolse a Bressani, che sembrava essere l’unico, oltre a lui, a non essere rimasto impietrito.
– Ma che succede?
– Non lo so! Sembrano congelati, – rispose Bressani. Si alzò e andò a toccare la mano di Morti. Gli afferrò il dito, ancora puntato verso l’alto, e cercò di smuoverla. Non ottenne che una piccola oscillazione rigida, come se Dario Morti si fosse trasformato in una statua di bronzo. – Incredibile... – mormorò. – Si direbbe che... si direbbe che si sia fermato il tempo!
– Il tempo? – fece Catini. Andò alla finestra e vide le auto passare per strada, normalmente. – No, – disse. – Per strada sembra tutto regolare.
– Chiamiamo aiuto! – suggerì Bressani. Si alzò e aprì la porta della sala. – Signora! Signora Pasini! Signora!
– Lascia stare: non vedi che è congelata anche lei?
– Ma che accidenti succede, Pierbernardo? Che sta succedendo? – fece Bressani afferrando l’altro per le spalle e scuotendolo come un salvadanaio, come se potesse fargli uscire fuori la risposta da qualche fessura.
– Lasciami! Non lo so che sta succedendo, Pierluigi! Vieni qui, torniamo dentro, sediamoci e riflettiamo.
– Ho paura! E se ci blocchiamo anche noi?
– Ho paura anch’io, ma se noi due non siamo rimasti bloccati una ragione ci sarà. Calma. Pensiamo. Riflettiamo.
Richiusa la porta, i due tornarono al loro posto.
– Riflettiamo? Che c’è da riflettere?
– Non lo so. Dunque, cosa stavamo facendo quando gli altri si sono congelati? Stavamo facendo qualcosa di particolare?
– Ma no. Niente di particolare. Stavamo solo ascoltando. No, stavamo chiacchierando, dicevamo...
– ...che è necessario avere maggiori garanzie sul risanamento del sistema previdenziale, se il suo paese vuole che noi ci impegniamo a sostenere una nuova iniziativa nei confronti di Francia e Germania. Inoltre...
La voce del presidente Morti li aveva fatti trasalire, quando aveva ripreso il discorso rimasto a metà dal punto esatto in cui l’aveva lasciato. Catini rimase a bocca aperta quando vide la Fornetto finire di grattarsi il naso e poi cambiare posizione sulla sua poltrona. Rivolse lo sguardo verso Angelino Alvaro, e lo vide sbuffare e guardare l’orologio. Poi, vedendo che il segretario del PdL lo fissava con aria sospettosa, Catini distolse lo sguardo. Guardò Bressani e lo vide pallido in volto, terreo.
– Scusi, signor presidente, devo andare un attimo in bagno, – disse Bressani. Morti gli fece un cenno di assenso.
– Si sente bene, onorevole? – chiese la Fornetto. – Mi sembra un po’ pallido.
– No, no, – si affrettò a rispondere Bressani, cui il sorriso premuroso della ministra ora dava i brividi. – Va tutto bene, sono solo un po’ stanco.
– Esco un attimo anch’io, – disse Catini. – Devo... Devo fare una telefonata.
Fuori dalla sala riunioni videro che la signora Pasini era normalmente al lavoro davanti al suo computer. Allo sguardo interrogativo della segretaria Catini rispose:
– To... Torniamo subito.
Poco più avanti, lungo il corridoio, i due si fermarono.
– Non ci capisco niente, Pierbernardo. Non so cosa fare.
– Nemmeno io, Pierluigi!
– Ho paura che ci siano sotto gli alieni.
– Gli alieni?
– E chi altri? Controllano la mente di Dario Morti e di tutto il governo. Anzi, forse sono tutti dei robot alieni telecomandati!
– Ma cosa dici? Sei matto?
– Ma non li hai visti? Sembravano... degli elettrodomestici spenti!
– O piuttosto... Dei computer impallati!
– Ecco, lo vedi? Sono teleguidati! Forse sono stati sostituiti dagli alieni con dei robot!
– Ma perché proprio gli alieni? E come mai si sono bloccati?
– E chi altri? Chi ha la tecnologia adatta a fare una cosa simile?
– Un momento... Forse hai ragione. Io ho fatto parte della commissione parlamentare su SHADO Italia. Ti ricordi la storia del bunker segreto costruito sotto il Gran Sasso, sotto i laboratori dell’Istituto di Fisica Nucleare?
– Sì, sì. Certo che me lo ricordo.
– Ebbene i militari credevano che la tecnologia aliena permettesse il controllo mentale per mezzo di onde elettromagnetiche. In realtà il traforo sotto il Gran Sasso è stato costruito proprio per questo: così il loro bunker segreto era al riparo da influenze esterne. L’autostrada e il laboratorio del CNR erano solo una copertura.
– Ecco, lo vedi? Ci siamo indignati perché i militari ci avevano nascosto queste cose, non abbiamo creduto alle loro storie sull’invasione aliena… Ora gli alieni ci hanno fregato e noi ci siamo cascati in pieno. Ti credo che il governo ha varato questa manovra interplanetaria: sono tutti sotto il controllo alieno!
– Ma perché si sono improvvisamente impallati?
– Che ne so? Un errore nel software, o forse una tempesta solare, o qualcosa di simile!
– Ma allora è tutto vero quello che dicevano i militari? Aveva ragione quel tale, come si chiama… Quello che hanno arrestato gli inglesi?
– Il comandante Straker?
– Straker, sì. Aveva ragione lui?
– Che ne so? Ma spero proprio di no: lui diceva che agli alieni interessa il dominio del nostro pianeta perché vogliono usarci come riserve viventi di organi da trapiantare!
– Oh, poveri noi! Bisogna avvertire tutti!
– Avvertire tutti? E in quanti saremo rimasti? Hai visto che perfino la signora Pasini è dei loro? Ora mi spiego tutto: è da un po’ di tempo che il mio comitato direttivo si comporta in modo strano.
– In che senso, in modo strano?
– Si muovono e parlano in modo... meccanico. Sono amorfi...
– Spenti? Vuoti? Privi d’iniziativa? E non ridono mai? 
– Sì, proprio così.
– Povero me, pure i miei fanno così, da un po’ di tempo in qua! Ma io credevo fosse per via dei tagli ai ministeri, dell’aumento dell’IVA, della riforma delle pensioni…
– Del taglio delle auto blu…
– Insomma pensavo fosse il malcontento!
– O piuttosto i sondaggi in calo.
– Ma no, che dici, quello è fisiologico. Basta che noi...
– No, no. Pierbernardo, ascolta, qui c'è di peggio, molto di peggio: siamo davanti a un complotto alieno! E non possiamo fidarci di nessuno!
– Un complotto alieno… Ma allora siamo fregati! Gli alieni stanno comprando il mondo, praticamente. Se è vero che le loro intenzioni in realtà non sono pacifiche, che possiamo fare? Hanno loro la maggioranza delle azioni della Banca Interplanetaria! Sai che significa questo?
– Che comprando tutto il nostro debito ci terranno in pugno, come già hanno fatto con Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda... Se penso che col voto di stamattina, che anch’io ho fortemente voluto, ci siamo messi anche noi nelle loro mani… Che disastro!
– Pierluigi, ci siamo sbagliati di grosso: gli alieni non sono amichevoli! Ci pensi? Controllano i nostri governi! Tramano alle nostre spalle!
– Io pensavo: beh, sai che c’è? Meglio loro che i cinesi. Invece…
– Altro che salvataggio spaziale, loro ci comprano, anche la Cina finiranno presto col comprare. Alla fine, quando tutto il mondo sarà alla loro mercé, a quel punto scatterà il ricatto: o l’umanità obbedisce, o sarà la fine.
– Già. Basterà che emettano anche loro dei titoli di stato e ci speculeranno contro: se smetteranno di comprare il nostro debito l’alien spread volerà immediatamente alle stelle e noi…
– Se non facciamo quello che dicono loro… crack! Staremo a zero.
– Sì, sì! E sai qual è la cosa peggiore? Che aveva ragione quel bel tipo di Calandra!
– Calandra… – mormorò pensoso Catini. – Ecco di chi ci possiamo fidare. Dobbiamo trovare Calandra! Lui ci crederà. Sarà dei nostri!
– Beh, io so dov’è: lui cena sempre in un ristorantino qui vicino.
– Bene!
– Allora senti: bisogna che uno di noi resti qui a cenare con Morti e gli altri, e che l’altro esca con una scusa, e vada da Calandra a raccontargli tutto quel che è successo!
– Io qui con quelli non ci voglio restare!
– Neanch’io, ma non possiamo squagliarcela tutti e due: si insospettirebbero. Facciamo così: io adesso rientro in sala riunioni...
– Sì, sì.
– Poi tu mi telefoni da qui.
– Sì, sì.
– Io rispondo al telefono, faccio finta di avere un impegno urgente ed esco. A quel punto tu rientri.
– Poi tu telefoni a me così posso andar via anch’io?
– No: poi io vado in quel ristorante a incontrare Calandra. Tu resti qui con Morti.
– Ma io non voglio! Ho paura!
– Ti capisco, ma rifletti, Pierbernardo: tu sei bravissimo a fare buon viso a cattivo gioco.
– Tu vuoi squagliartela e lasciarmi qui da solo con quelli!
– E dai che te la caverai benissimo! Stai ben attento a quello che dicono, io cercherò di organizzare qualcosa. E poi ci vediamo domani mattina in aula. Vedrai che andrà tutto bene.
Pierbernardo Catini deglutì. Poi annuì:
– Va bene, va bene. Vai dentro. Fra due minuti ti telefono.
Lo stratagemma della telefonata diede a Bressani una scusa per lasciare il vertice. Quando Catini, dopo avergli fatto squillare il telefono, rientrò in sala riunioni, lo trovò che fingeva ancora di parlare con qualcuno.
– Ok, se è così importante... Va bene, vengo subito, ciao. Scusate, era Franceschetti, l’ho lasciato a presiedere una riunione della segreteria del partito, ma a quanto pare hanno qualche problema.
Lo disse più per altro per Alvaro, che lo fissava sospettoso: Morti e gli altri del governo non gli diedero molta retta.
– Con permesso... – fece Bressani, e uscì.
Pierbernardo Catini adesso era solo. Solo, con Alvaro-alieno seduto davanti a lui, e Morti-alieno e un’intera tavolata di robot alieni intenti a preparare il vertice europeo.
Accavallò le gambe. Sorrise ad Alvaro-alieno.
– Bella riunione, eh? – balbettò.

-2-


Il giorno seguente, come se niente fosse, durante il discorso dell’onorevole Franceschetti, Pierluigi Bressani si alzò dal suo scranno e, uscendo dall’aula, passò davanti al posto di Pierbernardo Catini e strizzò un occhio. Catini subito lo seguì e lo raggiunse nel transatlantico.
– Allora, com’è andata con Calandra?
– Un disastro: anche lui è dei loro.
– Ma come? Anche lui è controllato dagli alieni? Ma sei sicuro?
Bressani annuì tristemente.
– E il discorso di ieri?
– Che ti devo dire? Forse lo hanno sostituito dopo il discorso.
– Oh, no… e se invece fosse stato uno specchietto per le allodole?
– Che vuoi dire?
– Se tutto quel discorso di ieri fosse servito solo a far uscire allo scoperto quelli come me e come te?
– Non preoccuparti, non gli ho detto nulla di compromettente: non ce n’è stato bisogno. L’ho capito subito che Calandra aveva qualcosa che non andava, l’ho visto da lontano: mangiava come un robot.
– Che significa?
– Come un robot! – Bressani mimò col braccio un movimento a scatti con cui portava la mano dal piatto alla bocca, poi, sempre a scatti, aprì e chiuse la bocca e finse di masticare, mantenendo un’espressione indifferente. – Hai capito? – disse.
– Accidenti…
– Comunque io, per non saper né leggere né scrivere, mi sono avvicinato e ci ho parlato.
– E lui?
– Per alcuni secondi non si è neanche accorto di me: ha continuato a mangiare… anzi, quello non è mangiare… a nutrirsi, ecco, ha continuato a nutrirsi come se niente fosse. Poi all’improvviso si è come acceso: si è accorto di me e si è messo a parlare normalmente. Ma a quel punto io ovviamente non mi fidavo più di lui. Ti ripeto: questa gente è controllata dagli alieni, non so se sono addirittura stati sostituiti, come in quel vecchio film di fantascienza, quello dei baccelloni giganti… o se hanno subito un lavaggio del cervello. Boh. Ma la realtà dei fatti è questa: siamo circondati.
Catini taceva, pensoso. Bressani allora gli chiese:
– E tu? Com’è andata la cena col governo?
– Non c’è male. Gli spaghetti con vongole e funghi erano buoni. Poi hanno servito la spigola al…
– No, io dicevo com’è andata con loro. Come si sono comportati?
– Ah. Beh, che ti devo dire? Dovrei dire che si sono comportati normalmente, ma sai, io ero sul chi vive, per cui qua e là ho notato qualche particolare…
– Ebbene?
– Ebbene, le loro emozioni sono… digitalizzate. Si vede abbastanza bene, credo, almeno se uno già sa che c’è qualcosa che non va, come noi due dopo quel che abbiamo visto ieri… A proposito, ho controllato su internet, stanotte. Avevi ragione tu: ieri c’è stata una grossa tempesta elettromagnetica, collegata alle eruzioni solari o alle macchie solari, o qualcosa di simile…
– Ah, sì? Bene, bene. Ecco cos’ha causato quel loro blocco temporaneo. Ma dimmi… cosa intendi con: espressioni digitalizzate?
– Beh, vedi, ognuno di noi ha un’infinità di espressioni, che cambiano in continuazione senza soluzione di continuità. Loro no: parlano normalmente, ridono, scherzano… Proprio come sempre. Ma la loro mimica facciale non è molto sofisticata: sanno fare solo un’espressione alla volta, e le alternano in modo discontinuo.
– Davvero? Non lo avevo notato.
– Facci caso, è come dico io.
Bressani girò lo sguardo intorno, e si fissò sugli onorevoli Lo Jacono e Palau che parlottavano poco lontano. Palau diceva qualcosa… forse in un modo un po’ meccanico, se non era la suggestione. E Lo Jacono lo ascoltava con espressione assorta. Poi quando Palau si fermò, l’espressione di Lo Jacono passò improvvisamente al livello “ilare” e l’uomo ridacchiò. Anche l’altro rise, cambiando repentinamente espressione. Palau doveva avergli raccontato una barzelletta. Terminata la risata, i due assunsero improvvisamente un’espressione neutra.
Ecco, pensò Bressani, hanno completato il processo “barzelletta” e ora sono in attesa di nuove istruzioni. Bressani si guardò nuovamente intorno. Povero me, grazie al discorso di Catini adesso vedo alieni ovunque, pensò. Possibile che siamo rimasti soli?
– Li vedi anche tu, ora?
– Sì, sì, li vedo, accidenti a te! Che facciamo, adesso? Cosa possiamo fare noi due da soli? A chi ci possiamo rivolgere? Al presidente della repubblica?
– Non lo so. Non so mica se possiamo fidarci di lui: dopotutto è il sostenitore numero uno di Morti.
– Già. Non ci sarebbe niente di strano se anche lui fosse controllato dagli alieni.
– Finzi?
– Non mi fido di lui normalmente, figurati ora che non sono sicuro che sia completamente umano.
– Allora non so proprio di chi ci potremmo fidare.
 – Commendatore... – fece Bersani. Catini si girò ed ebbe la conferma che il saluto del segretario del PD era rivolto al Commendator Silvio Bernasconi.
– Hm, hm, – fece Bernasconi di rimando, ma non girò neppure la testa e proseguì poco oltre. Catini seguì lo sguardo concentrato del Commendatore, e vide che era diretto verso la generosa scollatura dell’onorevole Galli.
Bressani e Catini si guardarono l’un l’altro.
– Lui? – disse Bressani sollevando le sopracciglia.
– Tu che dici? – rispose Catini. – Ti sembra che si comporti anche lui come un automa programmato?
Il Commendatore intanto aveva raggiunto l’onorevole Galli e le parlava sorridendo e ammiccando, con l’occhio che cadeva costantemente sul petto di lei.
– Hum… – disse Bressani. – Effettivamente… E poi  considerando tutti i soldi che ha … magari se lui è dalla nostra parte abbiamo qualche speranza in più di fare qualcosa.
– Allora dobbiamo abbordarlo. Come facciamo?
– Gli telefono?
– Non credo sia prudente. E se gli alieni controllano i telefoni?
– Allora vado a parlargli di persona.
L’onorevole Galli si era allontanata. Era uno dei rari momenti in cui il Commendatore era da solo. Bressani colse la palla al balzo: si incamminò verso l’uscita e passando vicino a Bernasconi lo urtò.
– Ops, mi scusi, Commendatore! – gli disse, mettendogli una mano sulla spalla.
– Oh, caro Bressani, come va?
– Bene, bene. Ma c’è una questione importantissima di cui devo parlarle, e vorrei farlo al riparo da occhi e orecchie indiscrete, lei mi capisce…
– Oh, beh… Certo. Se non la capisco io! Ma di che si tratta?
– Non posso parlarne qui: tra un attimo lei sarà di nuovo circondato dai suoi. E poi tra cinque minuti l’aula inizia i lavori. Mi crede se le dico che è una questione gravissima, importantissima e riservatissima?
– Certo che le credo, Bressani. Senta, perché non viene a trovarmi a Palazzo Graziosi stasera? Do una cena, una cosa tranquilla, tra amici. Non faccia quella faccia. Capisco che lei possa essere preoccupato, a causa di certi precedenti… Ma adesso a casa ho una stanza di sicurezza del tutto a prova di intercettazioni ambientali. Ho imparato la lezione, sa? Dopo cena possiamo parlare lì in tutta sicurezza. Non c’è posto migliore per discutere di questioni riservate, glielo dico io.
– Hum. Va bene, allora. Stasera siamo a cena da lei: siamo io e Catini.
– Anche Catini? Uffa, viene anche lui? Ma è proprio necessario?
– Sì. Ma mi raccomando: nessuno deve sapere.
– Beh, usate un’auto blu anonima. Se all’ingresso dite la parola d’ordine vi faccio entrare io direttamente, e nessuno saprà che ci siete anche voi.
– E qual è questa parola d’ordine?
Bernasconi gliela sussurrò all’orecchio.

– Meno male che Silvio c’è! – urlò Bressani al citofono, e il cancello si aprì.
Aveva dovuto gridarla, la parola d’ordine, con il finestrino abbassato appena, e questo per non dover scendere dalla macchina, che aveva i vetri oscurati, e per non farsi vedere da eventuali telecamere.
Nella sala banchetti della residenza romana di Bernasconi, gli onorevoli Catini e Bressani trovarono una decina di ospiti, tra cui il direttore di un quotidiano, con la moglie, e il noto presentatore televisivo Fabio Brinzi, con la sua fidanzata, la cantante pop Lili Love. C’erano poi un paio di ragazze autodefinitesi attrici, e l’onorevole Galli. Dopo l’antipasto Catini e Bressani avevano già classificato tutti i presenti tra alieni e non, in base al comportamento e alla naturalezza delle espressioni. Il presentatore, per esempio, era senza dubbio un alieno, o uno controllato dagli alieni, mentre la sua fidanzata, stranamente, sembrava essere del tutto umana. Umane erano anche le due giovani attrici. Quanto al giornalista e alla moglie, e anche all’onorevole Galli, con buona pace di chi era interessato alle sue grazie, si trattava di alieni.
In particolare quando il padrone di casa raccontò una barzelletta senza capo né coda, che aveva come protagonisti Carla Bruni, Sarkozy e Hollande, questa fu accolta dai terrestri con una sorta di sconcerto, mentre ai robot alieni, che non avevano bisogno di capirla, bastò realizzare che la barzelletta era finita per entrare immediatamente in modalità riso. Fu un riso breve e meccanico, che i due politici consapevoli del complotto trovarono agghiacciante.
Dopo la cena le due ragazze si avvicinarono al Commendatore:
– Papi…
– Eh, no, ragazze! Vi ho detto mille volte di non chiamarmi così!
– Scusa papi! Ti volevamo chiedere se hai voglia di metter su un po’ di musica, stasera!
– No, grazie, ragazze, stasera no. Ho da fare due chiacchiere con questi vecchi amici. Andateci voi giù in disco, mettete la musica, accendete le luci… Fate come a casa vostra. Magari poi io vi raggiungo più tardi, eh?
Condusse Catini e Bressani fino a una pesante porta di legno, al cui fianco c’era una bottoniera.
– Vediamo se mi ricordo la combinazione… Ecco, sì.
Il Commendatore digitò “1234”. Una serratura elettrica scattò e il portone si aprì lentamente su di un salottino.
– Ecco, venite, così chiudo la porta. Questa stanza è uguale a quella che ho fatto costruire ad Arcore: interamente insonorizzata. Accomodatevi. Qui nessuno ci sentirà.
– Bello, qui, – disse Catini guardandosi intorno. – Mi aspettavo un ufficio sotterraneo o qualcosa di simile, invece vedo che qui c’è un’ambientino assai carino. C’è il divano, il mobile bar…
– C’è anche il bagno, e quella lì è la porta della camera da letto… – disse Bernasconi.
Bressani si schiarì la voce e prese la parola:
– Diceva che questa stanza è insonorizzata, Commendatore?
– Oh, sì. Ed è anche interamente schermata: ha le pareti rivestite di piombo. È a prova di intercettazioni di qualsiasi tipo. Che volete, ho diritto a starmene tranquillo anch’io, ogni tanto, o no?
– Già, già.
– E allora, qual è questa faccenda importantissima di cui mi volevate parlare?
– È una cosa incredibile… – mormorò Catini.
– Talmente incredibile che non sappiamo da dove incominciare, – disse Bressani. – Però, però… Ha detto che qui è tutto rivestito di piombo, no? Quindi siamo al riparo anche dalle onde elettromagnetiche, giusto?
– Assolutamente sì.
– E… Fabio Brinzi è mai entrato qui dentro?
– No.
– Ne è sicuro?
– Certo. C’è stata Lili… ehm… ma lui no, ne sono sicuro. Perché?
– E allora, anziché raccontarle questa cosa, che è veramente incredibile, le daremo una dimostrazione. Catini, vai un po’ a chiamare Fabio Brinzi e portalo qui. Verifichiamo se la nostra teoria è giusta.
– Ho capito, – sorrise Pierbernardo. Aprì la porta e uscì.
– Non capisco dove volete arrivare, – disse il Commendatore.
– La cosa è talmente grave e strana che spero proprio di poterle dare una prova tangibile, tra poco, altrimenti ci potrebbe prendere per matti, a me e Catini.
– Non sarebbe una novità.
– Commendatore, mi voleva? – disse la voce del presentatore TV.
– Sì, sì. Venga avanti, Fabio.
– Devo entrare qui?
– Sì, la prego, venga.
Fabio Brinzi entrò nella stanza sorridendo, e Catini gli chiuse la porta alle spalle.
– Caro commen…
Come la pesante porta schermata fu chiusa, Fabio Brinzi, brillante presentatore televisivo, perse la parola, rimase fermo e impalato, e anche il suo sorriso si bloccò.
– Beh? Che gli è successo? – fece Bernasconi.
– Adesso guardi, – disse Catini. Afferrò il braccio del congelato e lo scosse con forza. Il braccio non si mosse, solo tutto il corpo oscillò leggermente, come se fosse una statua, dura, rigida e ben infissa nel pavimento.
– Incredibile… Ma che significa?
– Abbiamo scoperto che quasi tutti i parlamenari e forse metà delle persone che conosciamo si comportano come automi controllati da lontano, in pratica sono teleguidati. Lo abbiamo scoperto perché in caso di tempeste solari o altri fenomeni elettromagnetici il telecomando non funziona bene, e loro si bloccano, così.
– E c’è una tempesta solare proprio adesso?
– No, ma questa stanza è schermata, per cui le onde non passano. Il telecomando è interrotto. Se riapriamo la porta lui si riavvia e riprende normalmente a muoversi e a parlare.
– E non ricorda nulla?
– No. O almeno, speriamo di no.
– Ma perché? Ma chi?
– Noi crediamo che dietro a tutto questo ci siano gli alieni. Proprio in questo periodo stiamo fornendo loro inconsapevolmente le armi finanziarie per conquistare la Terra, in pratica, e questo anche grazie al fatto che loro controllano buona parte dei nostri governanti.
– Come sarebbe a dire?
– Morti e il suo governo sono dei loro. Li abbiamo visti noi.
– Anche Morti?
– Sì, purtroppo, e buona parte del suo governo. Forse tutto. Forse persino il capo dello stato.
– Ma come sapevate che Fabio Brinzi…
– Facendoci caso, con un po’ d’esperienza, si riesce a capirlo. Quelli sotto il controllo alieno si comportano in modo un po’ meccanico e hanno qualche problema con le emozioni: le esprimono un po’ a scatti.
– Ah…
– Lo sappiamo che è incredibile, ma è la pura verità, – disse Catini. – Ora lo può vedere anche lei.
– Ok, ragazzi, vi credo: guarda qui… Certo è un brutto colpo. Mi sembrava troppo facile, troppo bello: gli alieni che vengono qui per commerciare con noi e, tanto per cominciare, acquistano il nostro debito. Sembrava che tutti i nostri problemi fossero miracolosamente risolti: niente più manovre e contromanovre quotidiane, niente più tagli… Invece…
– Invece hanno fallito la loro conquista con la forza, e ora ci riprovano con la finanza.
– Con l’aiuto della politica, – concluse Catini.
– Però noi siamo ancora qui, – disse Bernasconi. – Ok, che volete che faccia?
– Dobbiamo scoprire quali sono i loro piani, che fine hanno fatto quelli che hanno sostituito…
– Non credo che li abbiano sostituiti con dei robot, – intervenne Catini. – Sembrano del tutto umani. Probabilmente hanno impiantato loro qualcosa nel cervello per controllarli.
– Allora dobbiamo scoprire come fare a liberarli, da dove trasmettono i loro ordini e controllano tutto…
– L’ufficio del presidente del consiglio! – disse Bernasconi. – Quando Morti mi sostituì a Palazzo Chigi, ancor prima di entrare lui mi chiese di far passare i tecnici che dovevano installargli un nuovo impianto per le teleconferenze, per potersi tenere in contatto costante con i leader europei, la BCE, ecc… Ma scommetto che invece hanno sistemato lì un marchingegno alieno per telecomandare tutti quanti.
– Questo significa che Mario Morti era già sotto il controllo alieno anni fa, quando è entrato a Palazzo Chigi per la prima volta?
– Certo che lo era, solo ora me ne rendo conto, – disse Bernasconi. – Avrei dovuto accorgermene allora: l’ho incontrato molte volte, e lui avesse riso una volta alle mie battute!
Bressani e Catini si guardarono l’un l’altro in silenzio. Bernasconi proseguì:
– Dobbiamo denunciare il complotto alieno a tutto il mondo. Sono convinto che anche la Merkel sia controllata dagli alieni. E anche Hollande, probabilmente.
– Commendatore, – disse Catini, – mi rivolgo a lei che ha… molti mezzi e…
– Diciamo pure che ho mille risorse. Ma non so proprio che fare per aiutarvi.
– Qui non si tratta di aiutare noi, ma di salvare l’Italia e forse il mondo intero dal dominio alieno!
– Se davvero c’è un dispositivo alieno nello studio della presidenza del consiglio, dobbiamo andare lì e distruggerlo, – suggerì Bressani.
– È un’idea, – disse Catini. – Ma come facciamo a entrare? Commendatore, lei ci è stato, lì, noi ancora no. Come possiamo fare per introdurci senza destar sospetti nello studio di Morti? Se gli chiediamo udienza quello, con la scusa che è occupatissimo, ce la dà l’anno del mai…
– E più tempo passa peggio è! – intervenne Bressani. – Ci pensate? Prima o poi ad essere sostituito potrebbe essere uno di noi!
Bernasconi si accarezzò la pelata. Poi disse:
– Beh, tanto per dirne una, io lunedì pomeriggio vado lì. L’appuntamento in effetti l’ho prenotato un paio di mesi fa. Morti sarà appena rientrato dal vertice europeo. Che dovrei fare? Portare con me una bomba?
Un fugace sorriso attraversò il volto di Bressani mentre nella sua mente vedeva l’immagine di Bernasconi con addosso una cintura fatta di candelotti di dinamite.
– Ma no, commendatore, cosa dice? Soltanto trovi il modo di dare un’occhiata in giro e localizzare eventuali macchinari alieni.
– Posso fare di più: posso far entrare lì dentro anche voi due, segretamente, quella stessa notte.
– Segretamente? Di notte? – Catini deglutì.
– Sì. Segretamente… nel senso in barba alle guardie e ai sistemi d’allarme. Per quanto riguarda i paparazzi non si sa mai, non mi sento di garantire nulla, ma non dovrebbero esserci problemi.
– E… come…
– Conosco benissimo il posto. Ci ho passato tanti anni! Dopo il colloquio con Morti io farò finta di andarmene, ma invece di scendere le scale mi nasconderò dentro al vaso che sta alla fine del corridoio, fuori dalla stanza. C’è un enorme vaso cinese, lì, vicino al finestrone. Il mio segretario scenderà le scale e salirà in macchina da solo. Nessuno si accorgerà di nulla, spero, dato che la macchina ha i vetri oscurati. 
– E cosa farà, lì dentro?
– Niente. Aspetterò la mezzanotte. A mezzanotte arriverete voi, io uscirò dal vaso e aprirò il finestrone dall’interno, così voi potrete entrare da lì.
– Dalla finestra? Ma è al terzo piano! Come arriveremo fin lì?
– Non preoccupatevi, voi fatevi trovare lì, nella stradina sul retro, all’angolo di Via dell’Impresa, a mezzanotte. Vi farò incontrare un mio uomo che vi darà l’attrezzatura speciale per arrivare facilmente fin lassù. Poi quando saremo dentro tutti e tre, troveremo il modo di distruggere la macchina aliena, se c’è, oppure cercheremo le prove del complotto e le porteremo con noi.
– Non serve, – disse Catini. – Se troviamo delle prove, le metteremo su internet in tempo reale, useremo il mio nuovissimo iPhone!
– Il tuo che? – chiese Bressani. 
– Il mio iPhone. Ho una nuovissima applicazione che... Tu non ce l'hai l'iPhone?
– Ma se sono pelato! Che diavolo vuoi che ci faccio col phon?
– Buona idea quella dell'iPhone, – disse Bernasconi. – Non preoccuparti, Bressani: tu preoccupati di trovare le prove, al resto ci pensa lui. Appuntamento a lunedì notte. Ci state?
– Io ci sto, – rispose Catini.
– Ci stiamo, – mormorò Bressani. – E che Dio ce la mandi buona.
– Vestite di scuro, e indossate abiti comodi, – raccomandò Bernasconi.

-3-


Strada laterale, sul retro di Palazzo Chigi. Due uomini intabarrati si incontrano lì, all’angolo, provenendo a piedi da direzioni opposte, e restano ad attendere nell’ombra.
– È quella lì? – dice Bressani, indicando con lo sguardo una finestra con una vetrata verde.
– Credo di sì, – risponde Catini.
– È altissima. Come faremo ad arrivare lassù?
– Non lo so. Che ore sono?
– È ora: è mezzanotte proprio adesso.
Un’auto si avvicinò lentamente.
– Sarà lui? Sarà l’uomo di Bernasconi?
– E chi altro può essere?
L’auto si fermò accanto a loro, la portiera si aprì e ne uscì un ometto in cui non tardarono a riconoscere l’ex capo della Protezione Civile.
– Bertolaro?
– Guido, sei tu?
– Sbrighiamoci, – rispose quello aprendo il portabagagli. – Tra cinque minuti sarà di nuovo qui la ronda della polizia. Ci sono stati molti tagli ai servizi di sicurezza, si sa, ma non possiamo mica starcene qui impunemente per sempre.
– Ma tu che ci fai qui?
– Il Commendatore mi ha detto che dovete raggiungere quella finestra, giusto? Ecco qui due imbragature e due lancia arpioni ad aria compressa. Mettete le imbragature, presto.
– Ma come si mette, questo affare?
– Non è difficile, Pierluigi, – fece Catini. – Guarda: è come l’imbragatura per il bungee jumping.
– Per il che?
– Lascia perdere, ti aiuto io. Ecco fatto.
– Bene, scansatevi ora, e tenete le cordicelle lontane, non le intrecciate. Ora sparo gli arpioni sul tetto.
– Ehi, un attimo, io… noi…
– Niente paura, voi restate qui a terra, solo l'arpione vola ad agganciarsi lassù, e la corda si srotola. Poi voi due, in tutta sicurezza, premete questo grilletto qui e la molla vi tira su. Poco alla volta: se premi vai su, se rilasci resti dove sei. È facilissimo. Potete usare la stessa attrezzatura anche per scendere, se necessario. Prendete questo zainetto: contiene un’attrezzatura identica alla vostra, per il Commendatore.
– Ma tu come mai hai questa roba?
– Il mio mestiere è risolvere i problemi. Il Commendatore aveva quello di poter entrare e uscire in fretta e di nascosto da una stanza da letto. Con gli anni è diventata la nostra specialità. Gli arpioni sono stabili. Forza, è il momento, andate su.
– Ok, vado! – disse Catini, si appese alla corda e poggiò i piedi sul muro. Premette il grilletto e in un attimo uno strappo fenomenale lo portò a metà strada, togliendogli il fiato.
– Uau, è un vero sballo! Bressani, ci sei?
– Eccomi, sono sotto di te, – rispose il compare, che era risalito poco alla volta, in piccoli strappi.
– Dai, sbrighiamoci, non vorrai che qualcuno ci veda mentre stiamo appesi quassù!
– Ci mancherebbe altro!
Poco dopo erano sul tetto. Ora li aspettava un percorso lungo un ampio cornicione, fino a raggiungere il finestrone di cui Bernasconi aveva parlato.
– Non sembra difficile, – disse Catini.
– Parla per te: io sono uno statista, mica James Bond.
– Uno statista… tsè.
Ora erano davanti al famoso finestrone.
– E adesso? – chiese Bressani.
– Non lo so. Bernasconi ha detto che ci avrebbe aperto lui. Aspettiamo.
– E aspettiamo.
Aspettarono, ma non accadde nulla.
– Non possiamo restar qui fuori! – sbottò Bressani. – Prima o poi farà giorno!
– Dì piuttosto che prima o poi cadremo e ci sfracelleremo, – disse Catini, e iniziò a battere piano contro il vetro. – Commendatore, ehi, commendatore!
– Niente da fare, quello non c’è. Lo sapevo che non dovevamo fidarci di lui.
– Ma Bertolaro ce l’ha mandato, però. Dev’essergli successo qualcosa.
– Sì, ma intanto noi che facciamo?
– Dammi una mano. Si apre da qua sotto, e anche se è chiuso mi sembra che si possa aprire lo stesso. Metti la mano qui. Tira. Un, due, tre… Tira.
– Così mi fai cadere! Io sto in bilico, quassù!
– Forza, dai! Un, due, tre… Tiraaa…
Cedendo all’azione trasversale di centristi e progressisti, il finestrone finalmente si aprì, dal basso verso l’alto. Catini e Bressani lo sollevarono quanto poterono, ma stando in piedi su un cornicione, più di tanto non era possibile.
– Ci passiamo? – dubitò Bressani.
– Dobbiamo, in un modo o nell’altro. Non vorrai passare la notte qui fuori?
– Ma tu guarda cosa mi tocca fare…
– Devi metterti a dieta. Troppe salsicce, troppe feste dell’Unità...
– Non si chiamano più così! Si chiamano feste del PD!
– Sì, ma le salsicce son sempre quelle!
– Ma stai zitto!
Bene o male riuscirono a entrare. Alla loro destra una rampa di scale. Davanti a loro un corridoio buio.
– È questo il vaso cinese dove doveva nascondersi Bernasconi?
– Per forza, non ce ne sono altri.
– Che gli sarà successo?
– Speriamo che Morti non l’abbia scoperto.
– E che non abbiano trasformato anche lui in un automa! 
Catini sorrise:
– Non credo che sia andata così, ascolta!
Dall’interno del vaso cinese proveniva un russare sommesso.
– Non è possibile…
– Commendatore, ehi, commendatore! – chiamò Catini bussando sul vaso.
La testa assonnata di Bernasconi spuntò dall’imboccatura del grosso vaso.
– Oh, ragazzi, siete voi.
– Sì, siamo noi. Ma tu non ci dovevi aprire la finestra?
– Ragazzi, abbiate pazienza, ho un’età. Sono riuscito a entrare nel vaso, ma quanto a uscire non ce la faccio da solo. Ci ho provato, ci ho riprovato… Alla fine mi sono arreso e ho schiacciato un pisolino.
– Beh, adesso ti aiutiamo noi: esci fuori da lì e diamoci da fare.
– No, ragazzi, ormai siete dentro, ora dovete proseguire da soli. Largo ai giovani. Io me la squaglio.
– Ma, come…
– Non mi sento a mio agio. Sapete com’è: cinque ore bloccato in un vaso… Alla mia età, con i problemi alla prostata…
– Oh, no! – fece Catini, quando dall’imboccatura del vaso gli giunse un odore acre.
– Purtroppo è andata così. Tenete: queste sono le chiavi dello studio del presidente del consiglio, spero che Morti non abbia cambiato la serratura. Grazie per avermi aiutato ad uscire dal vaso. Io devo andare: non me la sento di combattere gli alieni in queste condizioni. Avete lasciato sul tetto l’attrezzatura che vi ha dato Guido?
– Sì.
– Bene, la userò per scendere. In bocca all’UFO!

– È questo lo studio del presidente del consiglio?
– Sì. Anch’io al buio non mi ci ritrovo al cento per cento, ma dovrebbe essere questo. Guarda, le chiavi di Bernasconi funzionano.
La serratura scattò e i due furono dentro. L’illuminazione si accese automaticamente, mostrando alle pareti le consuete scaffalature, libri, quadri, trofei e regali.
Ma la scrivania non era come se la ricordavano: era coperta da led, schermi ed altri dispositivi elettronici. Quella non era più la scrivania del presidente del consiglio, somigliava piuttosto alla plancia di un’astronave. Al centro della scrivania, poi, era incastonato un’enorme emisfero metallico e lucente.
– Guarda! Dev’essere questo il dispositivo alieno! Ce l’hai quell’aggeggio che dicevi? Quello che mette tutto su internet in tempo reale.
Catini annuì, prese il suo ordigno telematico e iniziò a filmare.
– Salve, sono Pierbernardo Catini, – disse – e denuncio l’esistenza di un complotto alieno per il controllo delle menti e il dominio della Terra. Quello che vedete è un dispositivo alieno, installato nello studio del presidente del consiglio Dario Morti. Io, Pierluigi Bressani e Silvio Bernasconi pensiamo che per mezzo di questo dispositivo gli alieni controllino le menti del presidente del consiglio, dei ministri del suo governo e di numerosi altri personaggi, incluso il capo dello stato. Nell’altro filmato che ho appena postato potete vedere cosa accade quando si interrompe il collegamento elettronico tra gli alieni e le persone che hanno soggiogato. Si tratta di un filmato girato in casa del commendator Bernasconi, e ha come protagonista Fabio Brinzi, uno dei numerosi personaggi controllati, purtroppo, dagli alieni. Ora tenteremo di distruggere il dispositivo.
– Stai mettendo tutto su internet?
– Certo: facebook, twitter, youtube… dappertutto. Il mondo intero ci segue in diretta!
– Allora dobbiamo sbrigarci: tra poco anche i nostri nemici saranno qui. Proviamo a distruggere questa sfera. Ci vorrebbe qualcosa…
– Che ne dici di questo? – propose Catini brandendo una mazza da baseball che aveva preso dal muro, sopra una targa dorata su cui era inciso: dono del presidente degli Stati Uniti.  
– Ok. Una bella mazzata qui, e vediamo che succede.
– È tutto inutile, – disse, improvvisa e inaspettata, una voce ben nota. Il presidente Dario Morti era accanto a loro, armato di pistola.
– Morti? Come ha fatto a entrare?
– Ho un ascensore, – rispose il presidente, indicando un pannello alla parete, su cui era dissimulato una porta a scomparsa. – Un ascensore privato che collega direttamente la mia unità di riposo a questo posto. Metti giù quel bastone, Pierbernardo. Quel dispositivo è troppo importante, e non esiterei a spararti se provi ad avvicinarti.
– Sapevamo che ci avresti scoperto, – disse Catini. – Ma ormai è troppo tardi. Ho messo su internet tutta la documentazione che abbiamo raccolto sul vostro complotto. Ormai tutta il mondo sa. Avete fallito.
– Non credo proprio, – rispose calmo Dario Morti. – Cos’è quello? Un iPhone ultimo modello? Hai dimenticato che tutta la nuova generazione di telefoni e palmari contiene tecnologia aliena? È stato uno dei primi doni che vi abbiamo fatto. In realtà abbiamo introdotto dei microchip filtranti: siamo noi che controlliamo la rete. Per non parlare poi del fatto che siamo noi i maggiori azionisti di Microsoft, Apple e Google. Lo eravamo anche prima, grazie a dei prestanome, ma ora lo siamo legalmente, pulitamente. Mi spiace, onorevole Catini, nessuna denuncia di complotto è stata postata su internet. Il nostro filtro non lo ha permesso.
– Maledizione! Pierluigi, è vero: non c’è niente. Non ha funzionato! E adesso?
Bressani guardò l’orologio. Poi disse:
– E adesso dobbiamo ammettere che abbiamo fallito. Hanno vinto loro.
– Che ci succederà, ora?
– Non lo so, ma…
– Ve lo dico io che vi succederà: farò inserire anche a voi l’alien-control chip nel cervello. È stato un errore lasciarvi liberi, ora lo vedo. Ma tu Bressani, con tutte quelle feste dell’Unità...
– Non si chiamano più così!
– Comunque giravi per tutta l'Italia e non stavi mai fermo in un posto, per cui avevamo deciso di rimandare l’operazione ad un momento più propizio.
Seguirono alcuni secondi di silenzio.
– E… io? – chiese infine Catini.
– Oh, beh, di te ce ne siamo scordati, semplicemente questo.
– Lo sapevo. Come al solito…
 – Ma ora sarete anche voi sottoposti all’operazione. Tranquilli, è questione di un minuto. Dopodiché sarete totalmente controllati da questo cervello elettronico.
– Vuoi dire che questo coso controlla tutto il mondo?
– Beh, sì. Naturalmente abbiamo dei terminali ad Atene, Madrid, Lisbona e Dublino, e altre città seguiranno, ma il centro delle operazioni di controllo è qui. Noi non abbiamo molta dimestichezza con le autonomie locali, di solito preferiamo un controllo centralizzato.
– Ma Pierluigi, lo hai sentito? Ci impianteranno un chip nel cervello! Possibile che non possiamo far niente?
– Niente, – rispose Bressani, e guardò di nuovo l’orologio. –Pierbernardo, è possibile che tu non ti rassegni mai? Abbiamo perso, punto e basta.
– Ma non potremmo metterci d’accordo? Trovare una mediazione?
– Taci terrestre. È proprio per non dover cercare compromessi che abbiamo organizzato questo piano.
– Vedi? Dobbiamo rassegnarci.
– Bravo Bressani, è questo l’atteggiamento giusto. Vedrai, non è male farsi telecomandare. Io lo trovo perfino divertente.
– Se lo dici tu… Ma visto che ormai abbiamo perso, vorrei farti qualche domanda, prima di perdere la mia identità, posso?
– No. Non abbiamo tempo da perdere.
Bressani guardò l’orologio e disse:
– Si tratta solo di un minuto, anzi meno… Non vorrai cancellare la mia volontà lasciandomi tutti i dubbi che ho? Non vuoi lasciare che mi tolga qualche curiosità?
– No. Quando sarai sotto il controllo del computer, tutti i tuoi dubbi spariranno.
– Ma io vorrei sapere solo una cosa…
– No.
– Una cosina piccola piccola…
– No. Stai solo cercando di farmi perder tempo.
– In effetti mi bastano ancora pochi secondi…
– Vuoi smetterla di guardare l’orologio?
– Cinque, quattro, tre…
– Adesso io vi…
Dario Morti non terminò la frase: rimase congelato con la pistola puntata.
– Ha funzionato! Ha funzionato!
– Che diavolo succede? – fece Catini. – Si è bloccato di nuovo? È un miracolo!
– Puoi ben dirlo…
– Che vuoi dire?
– Ieri pomeriggio sono stato in udienza dal papa…
– Il papa? È ancora dei nostri?
– Sì, per fortuna sì. Credo dipenda dalla tiara che ha in testa: in qualche modo impedisce alle onde elettromagnetiche di arrivargli al cervello, per cui loro hanno rinunciato a controllarlo. E poi sanno che in Italia nessuno gli dà retta, mica come il suo predecessore.
– Vuoi smetterla di dire cretinate e spiegarmi cosa c’entra adesso il papa?
– Ieri l’ho incontrato e gli ho raccontato tutto.
– E ci ha creduto?
– Non lo so. Però ha accettato di aiutarci: a mezzanotte e mezza ha disposto che le antenne di Radio Vaticana escludessero ogni filtro e trasmettessero a piena potenza un fortissimo impulso elettromagnetico qui, sul centro della città. Gli ho chiesto di far questo in modo che potessimo cavarcela se gli alieni ci catturavano.
– Sei un genio! Perché non mi hai detto niente?
– Beh, speravo che la cosa non fosse necessaria, speravo che si potesse evitare di sapere che sono andato dal papa, anche perché…
– Perché?
– Perché mi ha imposto, in cambio, di schierarmi apertamente contro le unioni gay, in favore dei contributi alla scuola cattolica e per il potenziamento degli impianti di Radio Vaticana, accidenti a lui!
– Fantastico! Questa è la nascita di una nuova alleanza di centrosinistra! Su questa base io e te potremmo tranquillamente governare insieme!
– Ecco, lo sapevo io…
– Come? Non sei contento?
– Lascia perdere… Piuttosto, raccogli la mazza e spacca quella roba prima che Morti esca dallo stato di congelamento. L’impulso elettromagnetico vaticano può interrompersi da un momento all’altro.
Il regalo di Obama calò violentemente sulla sfera e la spaccò in mille pezzi, in un crepitio di scintille.

La distruzione del dispositivo alieno paralizzò istantaneamente decine di migliaia di persone in buona parte dell’Europa. Si scoprì così che molti vip e personaggi influenti erano da tempo controllati dagli alieni. Il fenomeno fu talmente evidente che nessuno poté dubitare di Catini, Bressani e Bernasconi, tantomeno dopo che il papa ebbe rivolto un discorso all’umanità confermando tutta la loro storia punto per punto. Gli ambasciatori alieni inizialmente negarono tutto, ma i contatti diplomatici con loro furono sospesi, e il progetto della banca interplanetaria naufragò. In Inghilterra il comandante Straker fu scagionato, e Base Luna riprese l’attività.
I  congelati tornarono gradualmente alla normalità, quando le batterie interne dell’Alien-Control Chip si furono scaricate. Infatti erano gli stessi impulsi elettromagnetici che telecomandavano i cervelli a ricaricarle continuamente.  Non furono ritenuti colpevoli dei crimini che avevano commesso sotto l’influenza aliena, e tornarono tutti a dettar legge, ciascuno nel suo ambito.
In particolare Dario Morti, dopo il breve governo di transizione presieduto da Umberto Botti, tornò a guidare un governo di coesione nazionale. Nel programma di governo venne inserito, oltre al solito risanamento economico, anche uno speciale pacchetto anti crisi aliene, mai del tutto realizzato, visto che i partiti decisero che era molto più urgente un serio confronto sulle riforme costituzionali e sulla legge elettorale.
In Italia per ripianare i debiti si dovette ricorrere ancora una volta ai vecchi metodi. Alla misura legislativa corrispondente venne dato un misterioso nome anglofono: Cucumber Fall, che letteralmente significa: Caduta del Cetriolo. Nessuno sa perché.


17 commenti:

  1. Delizioso, semplicemente delizioso.
    Complimenti!
    Marco

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  2. Divertentissimo! Aiuta a rimettere alcuni personaggi in prospettiva ;)...e poi, sarà perché sono in vacanza in Abruzzo ma l'idea di una Shado Italia sotto il Gran Sasso mi piace una cifra! :)
    Chrys

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  3. Grazie Chrys!

    Allora pensaci: la Roma-L'Aquila è un'arteria fondamentale? Non direi. In particolare, il tratto L'Aquila-Teramo ha mai visto più di una macchina al minuto? Non credo, tant'è vero che il traforo in certi tratti ha una sola corsia. Quanto ci vuole per andare da L'Aquila a Teramo con il traforo? Diciamo 30 min. E senza, con una circonvallazione? Diciamo anche 80 min. Questo risparmio di tempo e questo flusso veicolare giustificano uno scavo così colossale? o c'è sotto qualcosa?

    TAN-TA-TA-TAA...

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  4. Molto godibile, una piacevole lettura estiva!

    David Kano

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  5. Grazie, Kano. Ma cosa ne pensa il computer? Puoi premere due o tre bottoni colorati e leggere la risposta sullo scontrino?

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  6. Fantasatira, ben congegnata, molto divertente e... attuale! Mi fa piacere che, oltre me, vi siano anche altre persone che hanno notato certi atteggiamenti, quasi meccanici, di alcuni personaggi. Il 12 giugno avevo scritto un post, che ha avuto un discreto successo, su di un tema vagamente analogo. lo trovi sotto la voce "Robot" nella colonna laterale tra gli "articoli recenti". Puoi anche provare col link:
    http://sergioberto.blog.tiscali.it/2012/06/12/robot/?doing_wp_cron
    Complimenti; ottimo racconto!

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  7. Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto!

    Sì, avevo letto quel post, anche se la trama di Alien Spread ho incominciato a intravederla a fine 2011.

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  8. E' apprezzabile il ritmo e l'agile sequenza dei dialoghi che delineano scenari più veri del reale, almeno di quella a noi nota. Davvero carino!

    gaetano

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  9. Grazie!

    Ora e sempre Gaetano for president!

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  10. racconto molto interessante e ben scritto,fantasioso ma verosimilmente realistico ...visto i tempi che corrono...

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  11. Grazie! Spero che davvero realistico non lo sia! Oh, beh... A dire il vero non so cosa dovrei realmente sperare: quasi quasi so' meglio gli alieni!

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  12. Il link per scaricsre il testo di Alien Spread non funziona!

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  13. Link ripristinato. Si è trattato solo di una sostituzione di file: ho corretto qualche misprint.

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  14. Gianlu, ma nella realta' mi sa che ancora non e' stata distrutta la sfera del pannello di controllo !! :-)Complimenti
    Antonio C. (il piu' alto delle elementari :-)

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  15. Ciao, bell'Antonio! Sì, probabilmente hai ragione: un qualche complotto alieno è ancora in atto. Forse dovrei scrivere un seguito: Alien Grill?

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  16. Si bellissimo! Alien Grill-una domenica davanti al barbeque :-)

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