Con la partecipazione della più celebre coppia di Hollywood in veste di mascotte.

martedì 23 dicembre 2014

Playset

E ora ecco un nuovo racconto, in regalo per voi! Sì, si tratta di un racconto di Natale... ma in senso deteriore, dato che parla solo di spese natalizie e di giocattoli! Riuscirà Alberto a risolvere il mistero del giocattolo scomparso... e a rimorchiare la bella cliente? Lo scoprirete se continuerete a leggere. Buon divertimento e buone feste a tutti! 




Gianluca Gemelli

PLAYSET
  

− Pronto? Alberto? Non so se ti ricordi di me, ma...
− Chiara! Ma certo che mi ricordo di te! − chiocciò lui al telefono.
Il giorno prima, senza farsi molte illusioni, aveva attaccato bottone con la bella cliente, e a lei a quanto pareva, la cosa non era dispiaciuta. Mentre si faceva spiegare le caratteristiche dei vari giocattoli ispirati alle serie animate, in cerca del giusto regalo natalizio per suo figlio, la donna aveva finito per raccontare all’aitante commesso di Supertoys la sua vita... o almeno un breve sunto. Era separata dal marito, e il figlio, il piccolo Luigi, otto anni, viveva col padre.
Alberto era molto interessato. La donna era giovane, elegante e sexy. Il fatto poi che avesse già un matrimonio alle spalle, con tanto di figlio, che però non viveva con lei, gliela rendeva ancor più desiderabile. Magari, fantasticava, poteva andarle di divertirsi un po’ con un ragazzo come lui, atletico e dal fascino latino, anche se più giovane di lei. A occhio calcolava una decina d’anni di differenza, e la cosa lo stuzzicava, anziché scoraggiarlo. E poi Chiara era un vero schianto. Forse anche lei aveva voglia di farsi una bella scopata... Sì, ma senza un vero impegno, dato che aveva già tutti quei suoi guai famigliari. Insomma Alberto sperava di aver trovato la situazione ideale per uno come lui: giovane, bello e arrapato, ma senza una lira da parte.
− Mi ricordo benissimo: il regalo per Luigi.
− Ah, bene. Ieri pomeriggio, poi, io non ho comprato niente, ma tu sei stato così gentile...
− Figurati, è stato un piacere! Sei una persona così... interessante...
Che cavolo sto dicendo? Pensò Alberto. Interessante? Perché non mi è venuto in mente qualcosa di meglio?
Ma lei sembrava contenta del complimento. Ridacchiò.
− Eh, eh... Grazie. Anche tu sei molto interessante. Ehm... Comunque ti volevo chiedere: siete aperti oggi pomeriggio?
− Certo, è quasi Natale! Siamo aperti fino alle 20, come tutti i negozi del centro commerciale. C’è un sacco di gente anche adesso.
− Eh, sì, lo so: ci hanno messo un bel  po’ di tempo prima di passarmi te al telefono.
− Scusami, ero alla cassa. Alle volte siamo in tre: magari ci fosse sempre questo pienone!
− Eh, già: sono tutti dei ritardatari come me!
− Eh, ma non è mica colpa vostra: è il lavoro. Corrono tutti dalla mattina alla sera e non hanno mai tempo.
− Quant’è vero! Io sto telefonando dall’ufficio. Ecco, è per questo che ti ho chiamato: ho deciso qual è il regalo giusto per Luigi. Ieri sera gli ho telefonato e mi sono fatta ridire qual era quel cartone animato.
Chiara non vedeva il figlio tanto spesso, e il giorno prima, non ricordando il nome del cartone animato preferito, aveva sperato che, se le si mostravano i giocattoli corrispondenti ai personaggi più in voga, se lo sarebbe ricordato. Così Alberto le aveva mostrato tutto l’armamentario, dai Transductors ai Byonizzle. Niente da fare: lei non se l’era ricordato.
− È Spacedogs.
− Ah, Spacedogs. Bene.
− Mi avevi fatto vedere quella confezione con i pupazzetti...
− Sì: il Playset di Spacedogs Adventures. Vedo se c’è ancora...
− Speriamo di sì, sennò sono fregata!
− Eccolo, è lassù. Lo vedo. Ce n’è rimasto uno, per fortuna.
− Evvài! Me lo metti da parte, per favore, che passo a prenderlo stasera dopo l’ufficio?
− Certo! Prendo lo sgabello e te lo metto via.
− Che bello, grazie! Arrivo verso le sei, va bene?
− Certo che va bene. Mi trovi qui. Anzi, ti volevo chiedere una cosa...
Alberto si spostò verso l’ingresso del negozio e si mise dietro la vetrina per stare un po’ appartato.
− Senti, mi chiedevo se poi devi scappare o se invece hai un po’ di tempo. Magari... se hai del tempo... ti volevo offrire un caffè...
− Perché no? Sì, certo, mi farebbe piacere. Dopo non ho nient’altro da fare. A parte andare a casa mia a cambiarmi e a prepararmi la cena.
È fatta, esultò Alberto. Magari riesco pure a portarla fuori a cena.
− Bene! Allora ti aspetto.
− Grazie! Non ti dimenticare di mettermi da parte Spacedogs.
− Non ti preoccupare, lo prendo subito.
− Allora a dopo! Ciao!
− A dopo, ciao!
Alberto chiuse la comunicazione sorridendo. Si mette proprio bene, pensò. Se non fa troppo la sofisticata riesco a portarla a cena da Fernando, proprio qui, dentro il centro commerciale. Può funzionare: lei sarà appena uscita dal lavoro, non sarà mica acchittata come una che si prepara per andare a cena fuori, anche la rosticceria potrebbe starle bene. Così facciamo in fretta... E io risparmio.
Alberto prese lo sgabello e si avviò verso le scaffalature centrali, continuando a fantasticare.
E poi? Sul bancone della rosticceria ci guardiamo negli occhi... E poi, da cosa nasce cosa. Lei vive da sola... quindi casomai butta davvero bene si va a casa sua: da me è improponibile, c'è troppo macello. Sì, ma in caso, come faccio per la macchina? Non posso mica portarla in giro sulla Panda scassata. Che faccio? Telefono a mio fratello e gli chiedo se anche stasera mi può prestare la C4? No, no. Gliel’ho chiesta un po’ troppo, ultimamente. E stavolta non ne vale la pena: lei sicuramente avrà la sua macchina, e se usciamo insieme non può mica lasciarla qui nel parcheggio. Per cui, se andiamo da lei, ci andremo con la sua macchina.
Nel frattempo aveva sistemato lo sgabello sotto allo scaffale dove poco prima aveva visto l’ultimo Playset superstite di Spacedogs Adventures. Ci salì sopra e... Niente. Ho sbagliato scaffale? Si chiese. Si guardò in giro. Ci pensò su. No, non c’è dubbio, è questo qui. Ma dov’è finito, allora? Che mi sia sbagliato? Eppure l'ho visto... Sì, sono sicuro che poco fa cera, ed era proprio quassù!
− Che fine ha fatto il Playset di Spacedogs Adventures? − disse ad alta voce. Due bambini con delle scatole di Lego Astrocat in mano si guardarono con aria interrogativa.
− Che fine ha fatto il Playset di Spacedogs Adventures? − gridò quasi Alberto, mentre con lunghi passi si avvicinava alla cassa, guardandosi in giro. Ispezionò i clienti in fila. Niente. Quelli tra gli scaffali. Niente.
− Guido, sai dov’è finito il Playset di Spacedog Adventures?
− Il che? − rispose distrattamente il collega, indifferente all’ansia di Alberto. Era a terra in ginocchio, ed era al lavoro con la prezzatrice.
− Quel coso che era lassù!
− Che ne so, io? − fece Guido. − Se è un prodotto che stai cercando, chiedi alle ragazze alla cassa.
Alberto tornò alla cassa e passò nuovamente ai raggi X i clienti in fila.
− Ma dov’è finito? Eppure...
− Alberto? − disse la donna alla cassa, stupita. − Ma che stai cercando?
− Marina, hai visto chi ha preso il Playset di Spacedog Adventures?
− Il che?
− Quello con tutti cagnolini vestiti da astronauti!
− E io che ne so? Io passo le cose e prendo i soldi. Sto qui dalle otto del mattino e non ho ancora pranzato. Non mi pare di aver visto cagnolini, ma magari mi sbaglio. Chiedi a Elena, è lei che sta facendo i pacchetti, forse lei le cose le nota meglio, dato che le gira e le rigira con le mani!
Alberto alzò lo sguardo verso la ragazza che confezionava i pacchetti regalo. Anzi, sperò, forse è proprio dentro uno di quei pacchetti! Per questo non lo vedo più, ma è ancora dentro il negozio!
Invece neanche Elena aveva visto il Playset di Spacedog Adventures.
− No, no. Qui non c’è. E non mi pare che ci sia passato, di qui. Forse chi lo ha comprato non se lo è fatto incartare.
− Ma com’è possibile, scusa? Due minuti fa era lassù, io vado a prendere lo sgabello, torno qui e... Puff! Sparito! Chi si è arrampicato a prenderlo, fin lassù, senza sgabello? E come fa a essere già uscito dal negozio?
− Non mi dirai che l’hanno rubato? − disse ancora Elena, continuando a incartare e confezionare il voluminoso scatolone di Costruisci il tuo Castello dei Magici Cavalieri.
− Mannò! Ha il chip! È un giocattolo nuovo e anche abbastanza costoso. Se non passa per la cassa suona l’allarme.
− Se l’hanno davvero rubato, avranno tolto il chip.
− No, no. Togliere il chip da quel tipo di scatola è un’impresa. Ci vorrebbe un coltello. E poi io ero qui, dietro la vetrina: se vedevo uno con una scatola aperta in mano mica lo lasciavo uscire tranquillamente dal negozio, no? E tu? E Marina?
− No, no. Di qui non è uscito nessuno con una scatola aperta in mano.
− Ecco. Però non c’è più. Come lo spieghi?
− Io? E che ne so? Ma hai guardato bene? Sei sicuro che non c’è?
− Sicurissimo!
− E sei sicuro di aver guardato bene prima? Sei sicuro che prima c’era? Magari ti sei sbagliato.
− No, no, sono sicuro. Lo avevo preso in mano anche ieri, e me lo ricordavo bene. C’era. Poco fa era lassù, nella fila centrale.
Elena non disse niente. Terminò un pacchetto e lo dette a una signora, che ringraziò e salutò.
− E io adesso, come cazzo faccio? − fece ancora Alberto.
− Ma perché ti interessa tanto, quella cosa? − gli chiese Elena.
− Perché l’ho promesso a una cliente che viene qui oggi pomeriggio.
− E da quando in qua te la prendi tanto per una cliente?
− Gliel’ho promesso, te l’ho detto...
− Seh, vabbé...
Alberto si morse il labbro e si guardò per l’ennesima volta in giro.
− Comunque, forse l’avrà preso quella signora incinta, − riprese Elena, dopo aver completato un altro pacco.
− Eh? Quale signora incinta?
− C’era una signora incinta. Con un cappotto rosso.
Alberto annuì. L’aveva notata anche lui, prima ancora di ricevere la telefonata di Chiara.
− Marina non le avrà mica fatto fare la fila, no?
− È vero! Non ha fatto la fila! Elena, sei un genio!
− Tsé!
− Marina, Marina! Cos’ha comprato la donna incinta? Quella col cappotto rosso?
− E io che ne so? Mi pare... Boh! Ma a te che te ne importa? Che vuoi da me? Quand’è invece che vieni a darmi il cambio qui in cassa? Che dopo quella telefonata sei sparito?
− Mezz’ora, − scandì Alberto, dandosi quel tempo per girare di corsa per tutto il centro commerciale alla ricerca della signora col pancione e col cappotto rosso. − Dammi solo un’altra mezz’ora e poi ti mando a pranzo e ci sto io qui.
− Ma...
Marina non poté replicare: l’altro si era già precipitato fuori dal negozio.

Alberto corse alla balconata e guardò giù. Cercava un cappotto rosso tra la gente in un centro commerciale, a Natale. Vide invece un certo numero di adesivi a forma di Babbo Natale attaccati alle vetrine, più i due orribili Babbi Natale meccanici: ce n'era uno per piano. Altro rosso, per il momento, non ne vedeva. Nessuna traccia della signora col pancione, né giù, né a destra né a sinistra. Ok, pensò. Devo darmi da fare. Si organizzò mentalmente un percorso per tutto il centro commerciale.
Che speranza ho di ritrovarla? Poca, molto poca. Ci vuole fortuna. Magari quella se n’è già tornata a casa. Ma ci devo provare! Chiara sarà qui oggi pomeriggio! Forza, andiamo!
Fece lo slalom di corsa lungo i corridoi, tra le signore con buste piene di pacchi, bambini che piangono, e cani col cappottino. Fece capolino nei negozi affollati. Urtò contro un signore allampanato addobbato di buste e bustine come un albero di Natale, facendolo quasi cadere. Si scusò, riprese a correre e continuò a guardarsi intorno.
Finalmente, tra le corna di una enorme renna di peluche, in piedi in mezzo al diorama con la slitta di Babbo Natale piena di regali, gli parve di scorgere una signora col cappotto rosso. Sì! Era proprio lei! Aveva il pancione!

La signora Marianna, mentre usciva da un negozio di abbigliamento per bambini e neonati, si trovò di fronte un tizio sudato e affannato con il maglione giallo e il logo di Supertoys.
− Signora... Per fortuna l’ho trovata... Scusi il fiatone... Signora... Sono di Supertoys... C’è stato un errore... Devo ritirare il giocattolo che ha comprato... La rimborso in contanti subito, io, adesso...
− Ma cosa vuole? Ma chi è, lei?
Tra le buste che la signora aveva in mano ce n’era una di Supertoys, e la forma e dimensione sembravano proprio coincidere con quelle del Playset di Superdog Adventures.
− Signora, sono il commesso di Supertoys... Lei ha comprato un giocattolo da noi, poco fa... Ma c’è stato un errore... Lo devo ritirare...
− Ma non ci penso nemmeno!
− Il giocattolo che ha acquistato le è stato venduto per errore... Mi spiace, signora, ma le sono corso appresso proprio per rimediare a questo errore... Sono dieci minuti che la sto cercando... Me lo deve restituire!
− Ma cosa dice? È il regalo per mio nipote, e non è stato mica facile trovarlo!
Alberto alzò lo sguardo al cielo. Ai mali estremi, estremi rimedi, pensò.
− C’è un problema di vernici tossiche! In realtà si tratta di un prodotto fortemente dannoso per la salute! La prego, me lo ridia indietro: se lo apre, io finisco nei guai, ma lei... − Alberto guardò tristemente il pancione della signora.
− Oh, mio Dio, ma allora...
Alberto continuò a scusarsi, la signora gli mostrò uno scontrino da 48 euro e 99 e lui scucì 50 euro in contanti. Si prese la busta gialla con la scritta Supertoys e si allontanò.
Incredibile! Non credevo di farcela, pensò. E invece... Me la sono proprio cavata bene!
Poi, sulla scala mobile, guardò dentro alla busta gialla. La confezione era leggermente più grande e pesante di come se la ricordava. La sfilò e lesse: Playset degli Allegri Pompieri.

Elena abbassò lo sguardo sotto il banco. Tra i suoi piedi c’era la scatola che aveva messo da parte per suo figlio Matteo, anche lui fan di Spacedogs Adventures. Per terra, il gancio con cui l’aveva prelevata poco prima dallo scaffale in alto della fila centrale.
− Scusi un attimo, signora. Un secondo soltanto: torno subito a fare il suo pacchetto.
Era il momento ideale, ora che Alberto era in giro per il centro commerciale, per aprire la cassa n. 2, pagare il giocattolo e fare un bel pacchetto per Matteo.
No, a quell’antipatico di Alberto, lui che si sentiva una specie di Antonio Banderas e che stava sempre a far lo scemo con le clienti, non l’avrebbe dato mai.

3 commenti:

  1. Noi donne siamo sempre tremende!

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  2. scritto molto bene con finale originale ...OK....

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  3. Ogni volta che mi capita di leggere qualcosa di suo rimango sbalordita da quanto mi sorprenda, ovviamente in senso positivo. Non so se sto cercando di vederci qualcosa che non c'é ma diventa sempre più enigmatico e interessante tutto ciò che scrive .

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