Con la partecipazione della più celebre coppia di Hollywood in veste di mascotte.

giovedì 28 maggio 2015

Vedere il remoto

BEN: Ti consiglierei di tentare di nuovo, Luke. Questa volta, non seguire il tuo io cosciente... e agisci solo con l'istinto.
LUKE: Con il paralaser abbassato non ci vedo neanche. Come faccio a combattere?
BEN: Gli occhi a volte ingannano. Non fidarti di loro. Espandi le tue sensazioni, Luke. Visto? Ce l'hai fatta.
HAN: Io la chiamo fortuna.
BEN: Nella mia esperienza la parola "fortuna" non esiste.
HAN: Senti, un'azione contro i remoti è una cosa. Ma un'azione contro i vivi, eh? È una cosa diversa. Ah, credo che stiamo arrivando ad Alderaan.
LUKE: Sai, sentivo qualcosa. Potevo quasi vedere il remoto.
BEN: Mi rallegro. Hai fatto il tuo primo passo in un mondo più vasto.

Cos'era questo remoto che il giovane Luke Skywalker riusciva a intravedere, grazie alle vie della Forza, nel film Guerre Stellari, del 1977? Per me, che all'epoca ero un bambino, era qualcosa di antico, mistico e arcano. Invece si trattava di uno dei neologismi futuristici concepiti degli autori della saga (il più famoso, forse, è droide) con la partecipazione, probabilmente, dei fantasiosi curatori dei dialoghi italiani: remoto derivava da remote control, ovvero telecomando... in pratica Luke si riferiva a quel cosino tondo che volava da solo e che serviva per allenarsi con la spada laser. In pratica era un drone dell'epoca. Non avevo capito niente, ma se Luke avesse detto: quel cosino che vola anziché il remoto, la mia fantasia sarebbe stata assai meno stimolata a viaggiare in un universo più vasto e misterioso.

Quando vidi Si vive solo due volte, classico del cinema di 007 interpretato da Sean Connery, ero forse ancora più piccolo. James Bond restava ucciso e poi veniva sepolto in mare. Il corpo veniva poi ripescato da un sottomarino, aprivano il contenitore e 007 ne usciva vivo e vegeto. Naturalmente io non avevo capito che si trattava di un trucco: James Bond lasciava credere di esser morto per sorprendere i suoi nemici. No: per me gli autori del film dipingevano veramente una realtà metafisica surreale in cui, dopo morti, si va in un sommergibile, per mezzo del quale come se niente fosse si viene mandati a vivere nuove avventure oltre la vita. Non avevo capito nulla, e la battuta: "E' piuttosto in forma, Mr. Bond, per essere appena morto", non poteva essermi d'aiuto, perché all'epoca non capivo l'humor britannico (a volte neanche adesso).

Quando vidi per la prima volta, in un bianco e nero scintillante, il telefilm UFO, avevo circa cinque anni, e non avevo capito che era ambientato nel futuro. L'auto del comandante Straker era fichissima, e pensavo fosse una cosa speciale e spaziale che solo il comandante della SHADO poteva avere. Solo successivamente, riguardando la serie, mi sono reso conto che si trattava semplicemente di un modello commerciale futuristico: tutti hanno auto come quelle nel mondo di UFO. Per non parlare di Base Luna e delle sue operatrici (sapete, quelle con le parrucche viola... solo che all'epoca non erano viola, ma d'argento, un po' come tutto il resto). Io pensavo che, per gli autori della serie, la luna, chissà perché, fosse abitata da un popolo di misteriose belle ragazze argentee. Non avevo capito niente, ma è un'idea intrigante, no?

La morale della favola? A volte  capire come stanno esattamente le cose non aggiunge niente di bello. Non preoccupatevi quindi di spiegare troppo ai bambini al cinema o davanti alla TV. C'è poesia nei loro fraintendimenti. Fanno meravigliosi viaggi nella fantasia anche quando capiscono fischi per fiaschi.

1 commento:

  1. Cinema,fantascienza va bene ma vedo che ci hai messo un pizzico di saggia filosofia...bravo...

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