Con la partecipazione della più celebre coppia di Hollywood in veste di mascotte.

sabato 18 giugno 2016

La più grande band di tutti i tempi

Quanti grandi musicisti del pop e del rock ci hanno purtroppo lasciati, nel corso di quest'anno? Tanti. Troppi. Come mai? 

In questo racconto mi prendo la libertà di aggiungerne uno all'elenco (spero che il diretto interessato non si arrabbi) e vi spiego che... è tutta colpa di David Bowie. 


LA PIU’ GRANDE BAND DI TUTTI I TEMPI
 di Gianluca Gemelli

− Beh, io aspetto qua fuori. Per qualsiasi cosa... − disse il corpulento poliziotto prima di chiudere la porta. L’uomo in giacca e cravatta gli rispose con un cenno del capo. Poi la porta si chiuse e il catenaccio scattò. Ora era da solo con il suo cliente.
L’omino rasato con gli occhialetti tondi era seduto dietro il tavolone di legno, non sembrava affatto pericoloso. Aveva indosso una camicia azzurra numerata troppo grande per lui, e gli sorrideva cordialmente.
L’altro sorrise di rimando, si allentò il nodo della cravatta, gli sedette davanti e stese la mano.
− Buongiorno signor Duncan. Sono l’avvocato Clough, il suo difensore d’ufficio.
− Buongiorno, avvocato.
− Naturalmente io ho già dato un’occhiata alle carte che mi hanno dato, e, se vuole sapere la mia opinione, indipendentemente da tutto... Spero che non si offenda, ma bisogna che le dica che in questi casi... di solito conviene puntare sull’infermità mentale.
− Ma certo, non si preoccupi. Faccia come ritiene più giusto: è lei l’esperto.
− Sì... Bene. Però prima di tutto io vorrei sapere ogni cosa direttamente da lei. Naturalmente è bene che tra noi ci sia una fiducia reciproca. Lei non mi deve nascondere nulla. D’altra parte lei si può fidare completamente di me: qualsiasi cosa mi dirà, se vuole, resterà tra noi due.
− Non ho assolutamente nulla da nascondere.
L’avvocato fissò l’omino negli occhi, e non vi colse altro che una tranquilla rassegnazione. Aprì la sua cartellina e dispose sul tavolo alcuni faldoni e un registratore elettronico.
− Benissimo. Cominciamo, ehm... È stato lei ad assassinare Phil Collins, martedì scorso a Londra, sì o no?
− Sì, sono stato io.
− Ok... Adesso io dovrei chiederle di raccontarmi tutto dal principio... Ma prima voglio proprio chiederglielo: perché lo ha fatto? Perché ha ucciso un grande musicista, amato da tutti,  come Phil Collins?
− Per fondare la band più grande di tutti i tempi! − sorrise Duncan.
− Cosa intende dire?
− È un po’ difficile da spiegare... L’iniziativa non parte da me, ma dall’alto, − rispose l’assassino, indicando il soffitto.
− Dall’alto? Vuol dire dal... dal gover...
− Dal Regno dei Cieli!
− Ah, già, − fece Clough sfogliando frettolosamente uno dei faldoni. − Ho letto da qualche parte che dopo l’arresto lei ha detto di aver agito per conto di David Bowie, ma pensavo che non dovessimo prender sul serio questa cosa... Insomma c’entra anche lui, David Bowie, in questa storia?
− Precisamente. È lui il mandante, in un certo senso. Io sono solo l’esecutore.
− Ma David Bowie è morto... a gennaio di quest’anno, se non sbaglio.
− Sì, è così.
− E lei Bowie lo ha conosciuto personalmente?
− Non l’ho mai incontrato fisicamente, devo dire, anche se sono un suo grande fan. Ma in un certo senso sì, lo conosco molto bene, dato che sono molti anni che ci parlo quasi quotidianamente.
− Per telefono?
− No, no. Nei sogni.
− Cioè? Lei ha sognato David Bowie?
− Non è che io lo abbia sognato, io ci parlo in sogno tutte le volte. Sono anni che ci frequentiamo in quel modo. Siamo amici.
− Cioè? Lei ha fatto amicizia con Bowie... in sogno?
Duncan annuì.
− E Bowie? Lei pensa che anche lui sognasse lei, proprio mentre lei sognava lui?
− Non lo so se anche lui dormiva mentre io lo sognavo. Quel che so è che fin dalla fine degli anni settanta lui entra spesso nei miei sogni, e lì stiamo insieme e parliamo un po’ di tutto, da vecchi amici.
− Hum...
− Lo so che per lei è difficile crederlo, se non ha mai avuto un’esperienza simile. Ma è così.
− Non è che io non le creda del tutto. In fondo lei era un suo grande fan, no? Quando improvvisamente ha saputo che era morto deve essere stato un grosso shock per lei. Perciò, forse...
− No, no. Me lo aspettavo, purtroppo. Sapevo da tempo che era malato. Sapevo anche che si era aggravato e stava per morire. Lui mi raccontava sempre tutto.
− In sogno.
− Certamente.
− E cosa c’entra tutto questo, mi scusi, con Phil Collins?
− Mancava solo lui per completare la band.
− Ma quale band?
− Lui, cioè Bowie, Keith Emerson, Glen Frey e Prince. Più Phil Collins alla batteria, appunto.
− Keith Emerson?
− Di Emerson Lake & Palmer. Lui ovviamente è il tastierista della band.
− Mi scusi, ma Keith Emerson non è morto anche lui qualche tempo fa?
− Sì, certo, anche lui è morto quest’anno. Sono tutti morti. Sennò come potrebbero suonare con Bowie?
− È una band di morti?
− Certo.
Clough si strinse la testa fra le mani e mormorò:
 − Io non capisco...
− Mi scusi, sono stato poco chiaro. Le spiego tutto dall’inizio. Pochi giorni dopo la sua morte, David è venuto di nuovo a trovarmi in sogno.
− Da morto.
− Sì, e ne sono stato davvero felice. In effetti non sapevamo, io e David, se avremmo potuto continuare a vederci anche dopo la sua morte. Io temevo di no, ma per fortuna mi sbagliavo. Allora gli ho detto: Ehi, come va, David, come te la passi? E lui: molto meglio, qui si sta bene, eccetera... Che faccio, continuo?
L’avvocato Clough aveva gli occhi chiusi e la guancia appoggiata a una mano, ma gli fece cenno di continuare.
− Allora, lui ha chiesto di me, come va il lavoro, eccetera... sa, io faccio il giardiniere... Ah, certo, queste cose lei le sa già... Insomma le solite cose che si dicono fra amici... Poi però mi ha detto: Sai, Bob, qui si fa dell’ottima musica, è fantastico andare ai concerti. Ma non mi è facile inserirmi. Ci sono così tanti artisti e gruppi consolidati ormai, lì nell’aldilà... In questo momento, per esempio, mi ha detto David, vanno tutti pazzi per Presley, Hendrix e Bach.
− Chi?
− Presley, Hendrix e Bach. A quanto pare si sono messi a far musica insieme, e ovviamente tutti vanno pazzi per il loro gruppo.
− Presley, cioè Elvis... Jimi Hendrix... Questi li conosco. Ma Bach?
− Johann Sebastian Bach!
− Ah, quel Bach!
− Proprio lui. Sembra sia l’anima del gruppo. Suona l’organo Hammond.
− Ah, però! Chi lo avrebbe mai detto? Va bene, va bene. Andiamo avanti.
− David, gli ho detto, tu sei sempre stato un grandissimo artista solista, possibile che tu abbia problemi a farti strada nel mondo musicale? E lui: però sarebbe un’altra cosa se potessi metter su una bella band. E io: chissà quanti artisti nell’aldilà non vedono l’ora di lavorare con te. E lui: non ti credere, in ogni caso mi piacerebbe fare un gruppo tutto di gente fresca, nuova...  E io: e come fai? E lui: vedrai, vedrai... Il giorno dopo morì Glen Frey, il cantante e chitarrista degli Eagles.
− Ah.
− Quando rividi David, qualche settimana dopo, era su di giri: lui e Glen stavano lavorando insieme. Ora mi manca un grande tastierista, disse David. Una settimana dopo morì Keith Emerson.
− Ma... Ma... Keith Emerson non si è suicidato? Si è sparato, se non sbaglio.
− Non sbaglia. Ma sa, David ha un forte carattere, è sempre stato molto convincente.
− Ah.
− Insomma, quando ci siamo rivisti mi ha raccontato che il gruppo funzionava alla grande, grande musica, composta con la novità e la freschezza di chi è appena arrivato lì. Mancava però qualcuno che arricchisse la sezione vocale e desse una mano negli arrangiamenti. A quel punto gli ho suggerito io di chiamare Prince.
− Ah, già. C’è anche Prince.
− Certo. Prince è compositore e arrangiatore. È un grande bassista ed è un ottimo polistrumentista. È la scelta migliore, non trova?
− Oh, sì, certo.
− Ma David non era ancora contento. Il gruppo non poteva lavorare al completo senza un grande batterista e percussionista, ma quello purtroppo tardava ad arrivare.
− Ma... mi scusi se intervengo, non ci sono abbastanza ottimi musicisti nell’aldilà? Se serviva un batterista, per esempio, perché non prendere quello degli Who, che è morto tanti anni fa, come si chiama...
− Keith Moon. Sì, sarebbe un’ottima scelta, ma lui ormai da anni suona con Lennon, Harrison e Mercury... E poi David voleva tutta gente nuova e fresca, gliel’ho detto.
− Per cui la scelta è caduta su Phil Collins. Ho capito. Però... Questo qui non è morto né di malattia, né si è suicidato. Phil Collins lo ha ucciso lei!
− David mi ha guardato con quel suo sguardo così particolare, ipnotizzante, quasi, e ha detto: Phil Collins sarà alla prima di The Baddest Boy sabato sera. Vedi un po’ che puoi fare. Così io ho preso la pistola e...
− Ma non poteva opporsi? Che razza di richiesta sarebbe, da parte di quello che lei considerava un amico? Assassinare un uomo... Perché accidenti lo ha fatto?
− Beh, David sa essere molto convincente, gliel’ho detto.
− Già, ma forse non poi così tanto, visto che con Phil Collins non gli è riuscita, di convincerlo a suicidarsi!
− Non so come fossero i rapporti tra David e Phil prima della morte di Phil. Ma ora vanno d’amore e d’accordo e anche il gruppo va alla grande. Questo mi ha detto David.
− Ho capito, ma rimane il fatto che lei ora è qui, assassino reo confesso, e rischia l’ergastolo. Bell’affare, che ha fatto!
− Ho commesso un terribile delitto, non lo nego. Ma il mio tornaconto ce l’ho avuto.
− E quale sarebbe?
− La musica! David mi ha invitato a tutti i loro concerti.
− Che vuol dire? Intende togliersi la vita? Oppure David Bowie le ha predetto la sua morte?

− No, non si preoccupi, per ora io li ascolto in sogno. E sono davvero la band più grande di tutti i tempi!

4 commenti:

  1. Questo racconto mi ha commossa...

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  2. “[…] Cieco com’ero cercai di saltar giù
    mentre la carrozza precipitava nel fosso
    ma restai preso fra le ruote e ucciso.
    C’è qui un cieco dalla fronte
    grande e bianca come una nuvola.
    E tutti noi suonatori, dal più grande al più umile,
    scrittori di musica e narratori di storie,
    ci sediamo ai suoi piedi,
    per sentirlo cantare la caduta di Troia. “.
    [Jack, il cieco- Antologia di Spoon River]

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  3. Una volta ho ascoltato in sogno per tutta la notte un disco inedito dei Beatles. Un intero, fantastico album, inciso dai Fab Four nei primi anni settanta... solo per me. Ricordo ancora il riff di una canzone. Qualche traccia di quel sogno la trovate nel mio racconto "intervista a John Lennon".

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  4. Originale e scritto bene...OK...

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